Francesca Marcellan vive a Padova, lavora presso il Ministero della Cultura e scrive di arte, soprattutto nei suoi aspetti iconologici. Sulla scorta di Morando Morandini, va al cinema "per essere invasa dai film, non per evadere grazie ai film". E quando queste invasioni sono particolarmente proficue, le condivide scrivendone.
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A 23 anni Bernardo Bertolucci già girava la sua opera seconda, “Prima della rivoluzione”, «il mio primo film autobiografico, quello in cui uno mette tutto sé stesso». Disprezzato dalla critica italiana, vinse invece due premi a Cannes ed ebbe l’apprezzamento della stampa straniera per questo film in cui sta forse il suo profilo più autentico.
Su Raiplay si trovano disponibili 11 titoli del regista francese in versione integrale e restaurata, sotto il titolo “Effetto Truffaut”. È un’ottima occasione per accostarsi per la prima volta al regista francese che è entrato di diritto nell’olimpo dei classici. O per riscoprirlo in alcuni suoi film meno noti.
In quest’anno il nostro benessere fisico è certamente peggiorato, se non altro per la maggior sedentarietà. Ma ancor più negativo, e trascurato, è stato l’impatto della pandemia sulla psiche, specialmente per chi già viveva una situazione di sofferenza. Eppure quel che occorre tutelare è la “buona vita” e non solo la sopravvivenza.
Il marketing domina i musei. Anche la Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza gioca sull’immagine e punta tutto sul Ritratto di signora di Gustav Klimt, definito sul sito del museo “il Klimt”. Non importa se ciò oscura e tradisce la ricchezza di un museo singolarissimo. Ciò che conta è il richiamo, l’esca, non la cultura.
La scuola riapre. Ma come? Per garantire lezioni in presenza a tutti c’era una sola soluzione: recuperare spazi adeguati e incrementare il numero dei docenti. Così non è stato, se non in parte. Il risultato è che, almeno nelle scuole di II grado, insegnamento in presenza e didattica a distanza si combineranno in modo del tutto casuale.
Un film avvincente. Un bilancio dell’eredità ricevuta dalla generazione del ’68, di cui restano – ahimè – solo “libertà e perline colorate”. Un grande vuoto. Non resta nulla della rivoluzione. L’eredità dei padri è stata tradita. Ma da qui nasce una nuova voglia di ribellarsi, prima di tutto alzando la testa e guardando il mondo dritto in faccia.
Prolifera, nel nostro Paese, un nuovo genere letterario: le memorie dei figli d’arte dei registi della commedia all’italiana (da ultimo dei figli di Ettore Scola e di Dino Risi). Il genere non è particolarmente avvincente e vien da dire ai “figli scrittori”: fate parlare direttamente i vostri genitori. Sarebbe molto più interessante!
Il Coronavirus ha resuscitato barriere medioevali e riproposto un’anacronistica contrapposizione tra regioni. Sulle rivalità regionali si sono ancora una volta concentrati media e politici. Ma per chi avesse voglia di un viaggio in Italia oltre i luoghi comuni è sempre consigliabile la spregiudicata lucidità del cinema di Pietro Germi.
Una retrospettiva di Bo Widerberg (1930-1997), cineasta della nouvelle vague svedese, ripropone in questi giorni “Elvira Madigan”, film di grande intensità, incomprensibilmente dimenticato dai più, che unisce con straordinaria efficacia bellezza di immagini e spirito autenticamente rivoluzionario del Sessantotto.
Il film di Polanski sul “caso Dreyfus” è un racconto incalzante e avvincente, precisissimo dal punto di vista figurativo. Ma non è solo un bello spettacolo. È anche e soprattutto una riflessione profonda sulla necessità per ciascuno, pur nelle sue contraddizioni, di scegliere da che parte stare.