Francesca Marcellan vive a Padova, lavora presso il Ministero della Cultura e scrive di arte, soprattutto nei suoi aspetti iconologici. Sulla scorta di Morando Morandini, va al cinema "per essere invasa dai film, non per evadere grazie ai film". E quando queste invasioni sono particolarmente proficue, le condivide scrivendone.
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Prolifera, nel nostro Paese, un nuovo genere letterario: le memorie dei figli d’arte dei registi della commedia all’italiana (da ultimo dei figli di Ettore Scola e di Dino Risi). Il genere non è particolarmente avvincente e vien da dire ai “figli scrittori”: fate parlare direttamente i vostri genitori. Sarebbe molto più interessante!
Il Coronavirus ha resuscitato barriere medioevali e riproposto un’anacronistica contrapposizione tra regioni. Sulle rivalità regionali si sono ancora una volta concentrati media e politici. Ma per chi avesse voglia di un viaggio in Italia oltre i luoghi comuni è sempre consigliabile la spregiudicata lucidità del cinema di Pietro Germi.
Una retrospettiva di Bo Widerberg (1930-1997), cineasta della nouvelle vague svedese, ripropone in questi giorni “Elvira Madigan”, film di grande intensità, incomprensibilmente dimenticato dai più, che unisce con straordinaria efficacia bellezza di immagini e spirito autenticamente rivoluzionario del Sessantotto.
Il film di Polanski sul “caso Dreyfus” è un racconto incalzante e avvincente, precisissimo dal punto di vista figurativo. Ma non è solo un bello spettacolo. È anche e soprattutto una riflessione profonda sulla necessità per ciascuno, pur nelle sue contraddizioni, di scegliere da che parte stare.
“Il mio miglior profilo” è la brutta traduzione del titolo di un bel film del regista francese Safy Nebbou. Impropriamente inquadrato nel genere della commedia, il film è, in realtà, un complesso percorso della protagonista verso la ricerca di sé, per capire e guarire il dolore che l’ha spinta a iniziare una psicoterapia.
Fa un cinema popolare Pietro Marcello. Curiosamente popolare. Diversamente popolare. Lo fa in modo del tutto nuovo e, sospetto, riesce a farlo perché conosce quello che oggi è popolo. E lo rispetta, a differenza di quello che succede di solito.