Francesca Marcellan vive a Padova, lavora presso il Ministero della Cultura e scrive di arte, soprattutto nei suoi aspetti iconologici. Sulla scorta di Morando Morandini, va al cinema "per essere invasa dai film, non per evadere grazie ai film". E quando queste invasioni sono particolarmente proficue, le condivide scrivendone.
Contenuti:
Ne “La grazia”, Sorrentino si dedica al ritratto di una figura circondata, per noi italiani, da un’aura sacrale, quella del Presidente della Repubblica. Per questo è una figura pochissimo rappresentata nel nostro cinema e che, in questo come negli altri rari casi, funziona da cartina di tornasole del delicato momento storico che stiamo attraversando.
A Venezia nel Settecento un’orfanella “figlia di coro” cerca il suo riscatto nella musica con l’aiuto di Antonio Vivaldi, ma il suo cammino non sarà facile. Al suo esordio cinematografico, il regista lirico Damiano Michieletto cerca il mercato o almeno la sua nicchia. La troverà?
“Ammazzare stanca” è ispirato all’omonimo libro autobiografico dello ’ndranghetista Antonio Zagari. Il titolo pavesiano è perfetto per la vita di questo operaio del crimine, che fa l’operaio anche in fabbrica come copertura, che ha la fobia del sangue e che vive con sempre maggior disagio il suo “lavoro”, fino a scegliere di collaborare con la giustizia.
Un film che si muove tra passato e presente, sulle tracce di una donna e di un quadro misterioso. Una riflessione sul nostro rapporto con l’arte che sembra nascere da una domanda semplice semplice: quando vi fate una foto in un museo, per voi è più importante l’opera, per quanto sullo sfondo, o il vostro primo piano?
L’ultimo film di Paolo Virzì, presentato alla Festa del Cinema di Roma, è un racconto idillico en plein air la cui trama ricalca quella della fiaba di Oscar Wilde “Il gigante egoista” (1888). Ma c’è anche il rovescio della storia, ambientato nell’aria grigia di un tribunale. Il film non ignora il buio della vita, ma riesce a venirci a patti con la superiore saggezza della fiaba.
All’università di Yale una dottoranda in filosofia confida alla sua docente di aver subito una molestia da parte di un professore. Sarà vero? E Luca Guadagnino ha davvero qualcosa da dire sul #metoo o vuole solo girare un discreto thriller psicologico, in attesa del prossimo film che più gli sta a cuore? Entrambi gli interrogativi restano (forse) senza risposta.
“La valle dei sorrisi” di Paolo Strippoli, presentato fuori concorso all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, è un riuscito horror d’autore che riesce a essere perturbante senza versare litri di sangue, ma affondando invece lo sguardo su alcune delle paure più profonde di oggi, a partire da quelle del dolore e della perdita, come se non avessimo più la capacità di farvi fronte.
Un ritratto personalissimo e reinventato della grande attrice, perché per Pietro Marcello la Duse è soprattutto un personaggio-pretesto per raccontare la dissoluzione di un mondo e il precipitare nell’abisso del fascismo di una società che non ha i codici per decifrare una nuova realtà, e quindi neppure per difendersene.
In questa edizione della Mostra del Cinema di Venezia molti film hanno messo in luce problemi gravi e irrisolti, dalla minaccia atomica al fine vita, dalla catastrofe ambientale al lavoro – perso, precario, nero. Ma il tema più attuale e controverso è sicuramente il genocidio in atto nella striscia di Gaza, protagonista di “The voice of Hind Rajab”, della regista tunisina Kaouther Ben Hania, Leone d’argento gran premio della giuria.
Un film incalzante che segue il turno di lavoro di un’infermiera ospedaliera, riuscendo nella difficile impresa di essere al tempo stesso rigoroso e avvincente. Oltre a renderci consapevoli del problema globale della carenza di personale infermieristico, la regista Petra Volpe riesce a restituire umanità a una figura che, quando siamo nei panni di pazienti, rischiamo di ridurre alla pura funzione di cura.