Dopo il corteo di Torino. Non ci sono [contro]poteri buoni
Gli scontri del 31 gennaio a Torino propongono un déjà vu. Non si tratta di distinguere tra buoni e cattivi, pacifici e violenti. La campana suona per tutti. E impone un processo collettivo di responsabilizzazione. Non coglierlo e scegliere di recitare un vecchio copione già scritto significa – inutile ignorarlo – condannarsi alla subalternità al potere.
