Che fare? La sfida di Volere la Luna

La destra cerca di uscire dalla crisi economica, sociale e politica con la guerra e con forme di governo autoritarie (o fasciste tout court). A fronte di ciò la sinistra è culturalmente, prima ancora che politicamente, subalterna e sconta pesanti deficit sul piano dei comportamenti e della coerenza. Questi i poli del confronto promosso da Volere la Luna nella assemblea nazionale del 24 novembre.

Le metamorfosi del peggio e la storia del meglio

La sinistra non uscirà dalla sua crisi se non tornerà a proporsi obiettivi che hanno a che fare con la struttura della società: redistribuire, garantire l’accesso pubblico e universale ai diritti per tutti e senza condizioni, mettere in salvo la società dalla tracotanza degli interessi privati, “forzare la mano” per permettere ai più deboli di credere nel progresso. Solo così incrocerà i bisogni e le speranze dei più deboli.

Lezioni americane per la sinistra italiana

Trump, in realtà, ha ampliato di poco il suo seguito: benestanti, ceti intermedi, working class, conservatori. Invece i democratici, intenti a curare i ceti istruiti pagano cara la loro distrazione. L’opposizione al governo va condotta anche fuori dal Palazzo risvegliando il capitale simbolico della cultura solidale e socialista. Rinegoziando i rapporti tra capitalismo, politica, società.

La sinistra deve lasciarsi il tempo per nascere

La sinistra non riesce a farsi capire dal suo popolo perché crede di avere già le ricette pronte e che il proprio deficit sia organizzativo. Non è così. Le ricette del passato e il realismo politico (cosa fare per vincere) non servono. Ciò che potrà rilanciare la sinistra non è la promessa di mandare a casa la Meloni ma solo il rilancio di un’altra idea di società, un altro modello di convivenza, un’altra forma di vita capace di far sognare.

Un errore di fondo (ignorato) della sinistra

La situazione politica è grave e pericolosa. Ciò dovrebbe indurre la sinistra a mettere al centro della propria proposta politica le grandi scelte (l’alternativa fra guerra e pace, quella fra accettare le politiche europee o no e quella fra tassare i ricchi o no). Ma la sinistra non lo fa. Ciò dipende non tanto dall’inadeguatezza dei suoi dirigenti (che pure c’è) quanto da caratteristiche strutturali del funzionamento del sistema politico.

La sinistra necessaria: nuovi soggetti e nuove forme organizzative

La vera novità politica dell’anno in corso, in Europa, è stata la vittoria della gauche in Francia, sulla base di un programma effettivamente di sinistra. Da quella lezione occorre partire, in un processo costituente aperto, rivolto ai movimenti e alle forze politiche organizzate, capace di stabilire percorsi comuni di ricerca e di lotta e di inventare nuove forme di organizzazione e di comunicazione senza ansie governiste.

Le due destre: rifiutarle entrambe

Ci sono in Occidente due destre, pur molto diverse e fra loro nemiche. Non si tratta di scegliere la meno peggio ma di rifiutarle entrambe imboccando una strada diversa. Cominciando col liberare il linguaggio dalla mistificazione, dal mercato e dalla guerra. È questo il nuovo, unico, possibile programma politico di una sinistra degna del suo sogno.

Un partito organizzato per l’alternativa

Come e dove si fa politica attiva di sinistra? Nelle lotte di piazza, col mutualismo sui territori, con l’attività organizzata di partito. Senza quest’ultima dimensione non si può mettere in discussione il sistema di potere e modificare i meccanismi del capitalismo mondiale. Le difficoltà da superare per costruire oggi un partito dell’alternativa sono molte, ma è una strada necessaria.