Pier Giorgio Ardeni, insegna economia politica e dello sviluppo all'università di Bologna. È stato presidente dell’Istituto Cattaneo di Bologna (2015-19). Ha scritto sulla storia dello sviluppo italiano, sulla grande emigrazione a cavallo del Ventesimo secolo, sulla Resistenza, sulle classi sociali, sulle disuguaglianze economiche e i loro riflessi sulle dinamiche elettorali, sulle dinamiche del capitalismo. Tra le sue pubblicazioni recenti: “Le radici del populismo. Disuguaglianze e consenso elettorale in Italia” (Laterza, 2020); “Alla ricerca dello sviluppo. Un viaggio nell’economia dell’Italia unita” (Il Mulino, 2022) e “La trappola dell’efficienza. Ripensare il capitalismo per uno sviluppo diverso” (Luiss U.P., 2024), scritti con Mauro Gallegati; “Il ritorno della storia. La crisi ecologica, la pandemia e l’irruzione della natura” (Castelvecchi, 2022); “Oltre l'impotenza della politica”, con Stefano Bonaga (Castelvecchi, 2023); “La classi sociali in Italia oggi” (Laterza, 2024).
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Che cos’ha in comune la marea di persone che ha invaso le piazze per gridare la propria solidarietà con Gaza? Ha in comune una lunga tradizione di illusioni e di speranze e una voglia insopprimibile di pace e di una vita decente. Se un giorno questo non-popolo riuscirà a darsi un nome e un aspetto, farà muovere il mondo e lo si sentirà da lontano.
Gli Stati Uniti stanno ridefinendo il modello politico che ha guidato il mondo negli ultimi 80 anni. Sul piano internazionale l’idea guida è la fine dell’Occidente come entità unitaria e l’isolamento degli Stati Uniti per disporre del mondo senza mediazioni. Di fronte a ciò l’Europa è priva di un progetto e segue un canovaccio vecchio e inattuale che la sta portando alla disgregazione.
Perché in Italia il pacifismo non raccoglie consensi di massa? Forse perché non esiste un movimento pacifista, ma una miriade di movimenti pacifisti, ognuno con il suo programma e la sua piccola cerchia. Bisogna cambiare strada e costruire un movimento unico, dotato di poche parole d’ordine, semplici e determinate. Anzi di una sola parola d’ordine: “no alla guerra!”.
Ci sono in Occidente due destre, pur molto diverse e fra loro nemiche. Non si tratta di scegliere la meno peggio ma di rifiutarle entrambe imboccando una strada diversa. Cominciando col liberare il linguaggio dalla mistificazione, dal mercato e dalla guerra. È questo il nuovo, unico, possibile programma politico di una sinistra degna del suo sogno.