Umberto Bossi: non folklore, veleno per la democrazia

Bossi se ne è andato e c’è chi lo considera uno statista. Dimenticando i fucili contro Roma, l’astio contro i terroni, il più rum meno rom, i “bingo bongo”, la garrota per gli omosessuali, le pallottole di gomma sugli immigrati travestiti da leprotti. Eppure in un tempo di genocidi e di guerre non si può ridurre al pittoresco questa spregiudicatezza. Non erano battute di un uomo in canottiera, ma ferite profonde alla democrazia.

Argentina. Perché ha vinto Milei?

Il 26 ottobre si sono svolte in Argentina le elezioni di metà mandato. Contro le previsioni, il partito del presidente Milei ha vinto con il 40,84% dei voti moltiplicando la sua rappresentanza parlamentare. Le ragioni sono molte: l’intervento a piedi giunti degli Stati Uniti, il malgoverno precedente, la divisione e la mancanza di un progetto dell’opposizione, un voto giovanile sedotto dal populismo di Milei.

Chico, i maranza e il populismo mediatico

L’attenzione dei media alle vicende giudiziarie è, insieme, crescente (fino a trasmissioni televisive dedicate) e a corrente alterna, a seconda del clamore dei fatti e dello status sociale di vittime e protagonisti. Così la stampa e i mezzi di comunicazione di massa, anziché strumenti di controllo del potere, diventano armamentario di disinformazione e propaganda volte a riprodurre paure, pregiudizi e divisioni sociali.

A volte ritornano. Il premierato assoluto che piace a Giorgia

Nel bel mezzo delle tensioni internazionali su guerre e dazi, tra divisioni e litigi nella maggioranza, la presidente del Consiglio rilancia la riforma del premierato: per dare stabilità – afferma – al sistema e restituire ai cittadini il potere di scegliere da chi saranno governati. Non è così: la riforma produrrebbe, al contrario, una torsione plebiscitaria, incompatibile con una forma di governo democratica.

La Germania al voto tra populismo e crescita della destra radicale

Combattere il populismo con il populismo sembra essere la principale chiave di lettura della campagna elettorale tedesca. Con l’apertura a destra di Friedrich Merz, favorito come prossimo cancelliere per la CDU/CSU, poi, il dibattito si è incentrato sulla rottura del tabu della collaborazione con la formazione di destra radicale AfD. La sola variante nelle ultime settimane è l’aumento del gradimento della Linke.

I due dittatori

La mera esecrazione della tendenza verso la destra più pericolosa che si diffonde nel mondo non serve a niente, così come non serve indorare l’amara pillola. Bisogna sperare e agire perché ritorni la volontà di cercare ancora le vie per usare le conquiste della intelligenza collettiva per il bene comune e non come strumenti di arricchimento dei pochi e del loro dominio. Ripensando il socialismo contro la barbarie.

Ancora grazie, signora Thatcher

A fronte delle rivolte razziali di uomini bianchi nelle strade di diverse città del Regno Unito, si è fatto il solito ricorso agli effetti delle migrazioni e alla necessità di rispondere con “legge e ordine”. Ma la situazione è più complessa. Quei corpi bianchi arrabbiati per le strade non sono stati prodotti dai migranti ma dallo stesso Stato britannico: quando si svuota la politica, dietro l’angolo c’è il fascismo populista.

“Giorgia”: una candidatura e quattro inganni

Giorgia Meloni “scende in campo” per le elezioni europee cumulando, insieme, quattro inganni: si candida come capolista in ogni circoscrizione a puro titolo di “acchiappavoti”, sottrae tempo ed energie all’attività di governo, indebolisce la componente femminile delle proprie liste, corona l’operazione chiedendo un voto con il solo nome di battesimo così rivelando un delirio populistico da caudillo sudamericano.