Una Norimberga per il Governo di Israele

In Palestina Israele, con l’appoggio incondizionato dell’Occidente, sta consumando l’annientamento di un popolo, senza fermarsi neppure di fronte ai bambini. Nessun peso, almeno nell’immediato, ha il diritto internazionale, costretto a cedere alle ragioni del più forte. Occorre un nuovo processo di Norimberga, un grande evento politico e di testimonianza, capace di diventare un archivio permanente del genocidio in corso.

Siria, frontiere innaturali e insanguinate

La configurazione del Medio Oriente fatta dalle potenze coloniali nel ’900 ha creato le divisioni alla base dei conflitti odierni. Dopo anni di repressione e guerre, la Siria rischia di essere smembrata dalle forze che se ne contendono i territori. Per ora l’unico fatto certo è che aerei israeliani bombardano impunemente la Siria e le loro truppe occupano altre terre aldilà del Golan per non restituirle mai più, in spregio alle Nazioni Unite.

Genocidio, difesa di Israele e antisemitismo

C’è chi, anche autorevole, contesta l’uso della parola genocidio per descrivere il massacro dei palestinesi a Gaza. A torto, stando alle definizioni delle convenzioni internazionali. Ma soprattutto è improprio affermare che l’uso del termine alimenterebbe l’antisemitismo. A ben guardare, infatti, sono i crimini e le distruzioni dell’esercito israeliano che resuscitano o alimentano i fantasmi dell’antisemitismo.

I crimini di Netanyahu, il diritto, la comunità internazionale

Il mandato di arresto della Corte Penale Internazionale nei confronti di Netanyahu per crimini di guerra e contro l’umanità suggella una serie di interventi univoci delle Corti internazionali che hanno dichiarato l’illegalità delle politiche di Israele nei confronti dei palestinesi. Il diritto ha fatto la sua parte. Sta ora ai membri della comunità internazionale decidere se schierarsi dalla parte della legalità o dell’illegalità.

Israele come Abramo

C’è, al fondo dell’annientamento del popolo palestinese, un che di culturale, che riporta l’ebraismo alle radici, al sacrificio, da parte di Abramo, del figlio Isacco. Ma allora Dio inviò un angelo a impedire quel sacrificio insensato mentre oggi, in questo martoriato angolo di mondo, di angeli non se ne vedono e tanto meno divinità capaci di sventare disastri. Si consumano così un’assurda tragedia e il suicidio di Israele.

Violenza e democrazia. La riflessione e la propaganda

La violenza è compatibile con la democrazia? È la domanda (retorica) che si pone Ernesto Galli della Loggia a proposito della guerra distruttiva di Israele a Gaza a cui segue l’aberrate affermazione che i sistemi democratici, per vincere il male, possono sacrificare masse inermi di persone. È uno dei segni della crisi, anche concettuale, della democrazia e, con essa, della fine dell’egemonia occidentale sul mondo.

Il nome delle cose e gli inganni dell’Occidente

Distribuire qualifiche di terroristi a destra e a manca è un vecchio gioco per giustificare le pratiche più fuorvianti e consentire di evocare la “sicurezza” a giustificazione di ogni guerra. Grazie a questo “gioco”, le aggressioni più brutali e sanguinose sono chiamate legittima difesa ed è proibito chiamare con il suo nome ciò che succede in Palestina (come ieri in Iraq o in Afghanistan).