In queste settimane si possono leggere vari interventi, tra i quali spicca – per l’autorevolezza dell’autrice – un articolo di Liliana Segre (https://www.corriere.it/esteri/24_novembre_29/liliana-segre-genocidio-gaza), in cui si afferma che a Gaza sono in atto crimini di guerra ma non un genocidio. La Senatrice sostiene questa tesi sulla base del fatto che mancherebbero i due «caratteri tipici dei genocidi»: «uno è la pianificazione della eliminazione, almeno nelle intenzioni, completa, dell’etnia o del gruppo sociale oggetto della campagna genocidaria, l’altro è l’assenza di un rapporto funzionale con una guerra». Sembra, però, che non sia così semplice decidere se il massacro in Palestina sia o no un genocidio.
Se si prende in considerazione la Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio del 1948, entrata in vigore il 12 gennaio 1951 (https://unipd-centrodirittiumani.it/it/archivi/strumenti-internazionali/convenzione-per-la-prevenzione-e-la-repressione-del-crimine-di-genocidio-1948), all’articolo II si legge: «Nella presente Convenzione, per genocidio si intende ciascuno degli atti seguenti, commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale: a) uccisione di membri del gruppo; b) lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo; c) il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale; d) misure miranti a impedire nascite all’interno del gruppo; e) trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro». Sarebbe difficile negare che quanto descritto (almeno) nei punti a) b) c) d) sia avvenuto regolarmente nella striscia di Gaza a partire dall’otto ottobre 2023. Quindi, il meno che si possa dire è che la faccenda se il massacro di Gaza sia o no un genocidio andrebbe considerata in modo più attento; che non la si può liquidare affermando che mancano (se mancano) i «due caratteri tipici dei genocidi» sopra indicati. Insomma, di fronte a una questione così delicata, sarebbe meglio che si facesse mezzo passo indietro e si lasciassero parlare gli esperti; sarebbe meglio che non si brandisse la parola genocidio come una clava contro Israele, ma neppure si gridasse al complotto antisemita non appena qualcuno la pronunci.
Certo, molti difensori di Israele sono preoccupati che, usando la parola genocidio, si tracci un parallelo tra l’operato dell’esercito israeliano e la Shoa; che gli israeliani, cioè, passino dall’essere considerati “vittime di” ad “autori di” genocidio. È, naturalmente, una preoccupazione ben comprensibile e giustificata sul piano politico perché – nelle opinioni pubbliche europee, poco consapevoli e molto strumentalizzabili – è facile che l’affermazione “a Gaza è in atto un genocidio” non resti solo una critica al Governo israeliano, ma si traduca in una condanna a tutti gli israeliani, e a tutti gli ebrei, di non essere migliori dei nazisti. Si tratterebbe di una condanna – evidentemente assurda – ma che, da un lato, molti europei troverebbero seducente, perché li solleverebbe dal senso di colpa collettivo per la Shoa; e che, dall’altro, potrebbe fomentare una nuova e più alta ondata di antisemitismo.
Sarà permesso notare, però, che l’antisemitismo che si teme (e che già circola) non si alimenta soltanto della retorica di chi accusa (magari con troppa facilità e acredine) il Governo israeliano di genocidio. Si alimenta, prima ancora, del fatto che, in un contesto di radicalizzazione della lotta (estremamente violenta e asimmetrica per di più), si apre il vaso di Pandora degli istinti peggiori. Nessuno, che io sappia, ha esposto la relazione tra la politica del Governo israeliano e il ritorno dell’antisemitismo meglio di Stefano Levi della Torre che, in una intervista su L’Unità (https://www.unita.it/2024/04/24/il-massacro-a-gaza-e-in-cisgiordania-e-terrorismo-intervista-a-stefano-levi-della-torre/), scrive: «L’antisemitismo è un problema persistente, che il massacro di Gaza sta aggravando. Incoraggia l’antisemitismo come tradizione secolare a uscire allo scoperto traendo, da destra e da sinistra, argomenti dai massacri attuali. Rassicurazione per gli ebrei, ora Israele diventa fonte di insicurezza». Nell’intervista, Levi della Torre tocca molti altri argomenti con la consueta profondità; a me qui preme semplicemente mettere in chiaro che il ritorno dell’antisemitismo non dovrebbe soltanto spingere a censurare chi accusa (a torto o a ragione) il Governo israeliano di genocidio; dovrebbe anche far riflettere sul carattere suicida della guerra che esso conduce.
Un altro punto che viene spesso ribadito allo scopo di difendere l’immagine di Israele (e degli ebrei) è che i crimini di guerra in Medio Oriente sono commessi da entrambe le parti (con la complicità di Egitto, Qatar ecc.). È vero. Questi crimini, però, non sono e non sono stati perpetrati in pari misura da Hamas e dal Governo israeliano e, dunque, le responsabilità non sono uguali. Limitandoci a considerare quanto è accaduto dal 7 ottobre a oggi (ma ci sarebbe una storia ben più risalente da valutare), i terroristi di Hamas hanno ucciso, in maniera orribile e ingiustificabile, oltre mille israeliani; mentre molto maggiore è il numero dei morti palestinesi. La rivista scientifica The Lancet (https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736%2824%2901169-3/fulltext?) riporta che, nel giugno 2024, secondo il ministero della salute di Gaza, 37.396 persone erano state uccise dall’esercito israeliano. Questi numeri sono stati contestati dalle autorità di Israele, ma sono stati confermati dai servizi di intelligence israeliani, e dall’ufficio per il Coordinamento degli affari umanitari dell’ONU. The Lancet riconosce la difficoltà di stimare con precisione il numero di vittime della guerra in corso, ma aggiunge che probabilmente il numero di morti è sottostimato perché: 1) non tutti i nomi dei morti identificabili sono registrati nel conteggio del ministero; 2) nel febbraio 2024 il 35% dei palazzi a Gaza era stata rasa al suolo e l’ONU stima che sotto le macerie vi siano almeno mille corpi in attesa di essere ritrovati; 3) nei teatri di guerra, le morti indirette sono molte di più di quelle direttamente provocate dall’impiego delle armi (si calcola che il rapporto sia che a ogni uccisione diretta corrispondano 15 morti indirette). Si tratta di morti causate dalla mancanza di cure, dal venir meno delle infrastrutture, dalla mancanza di cibo, dalle condizioni igieniche scadenti ecc.
In una simile situazione, scrivere, come si è scritto, che crimini di guerra sono stati commessi da entrambe le parti significa, al contempo, dire una cosa esatta e stravolgere completamente la realtà della situazione; perché da una parte si è commesso un terrificante atto terroristico, e dall’altra si sta compiendo un massacro di vaste proporzioni, protratto nel tempo, e ad opera non di un gruppo di tagliagole, ma di uno Stato democratico e formalmente rispettoso dei diritti. Non è nascondendo questo fatto dietro a un generico “da entrambe le parti” che si difende Israele.

Innanzitutto sono tra quelli convinti che si tratti di genocidio e certo (magari altezzosamente) che la Storia, purtroppo, mi darà ragione. Desidero poi commentare questi 2 passaggi: “che gli israeliani, cioè, passino dall’essere considerati “vittime di” ad “autori di” genocidio” e “Stato democratico e formalmente rispettoso dei diritti”. 1) Credo che generalizzare sia sbagliato e valga sempre, ovunque e per tutti. Gli israeliani vittime di olocausto non sono gli israeliani di oggi, perciò il passaggio da “vittime” ad “autori” è “fisicamente” impossibile. Lascerei perdere “le opinioni pubbliche europee, poco consapevoli e molto strumentalizzabili” e mi atterrei ai fatti: gli israeliani di oggi (politici, dirigenti e non solo…) sono autori/sostenitori di genocidio! https://jacobinitalia.it/questo-e-un-genocidio/ 2) Sono stanco (nauseato?) di sentire il ritornello che equipara Israele a una democrazia, perchè è una falsità: https://vll.staging.19.coop/in-primo-piano/2024/01/15/israele-la-democrazia-la-giustizia-internazionale/