Cosa resta della Mostra del Cinema di Venezia

In questa edizione della Mostra del Cinema di Venezia molti film hanno messo in luce problemi gravi e irrisolti, dalla minaccia atomica al fine vita, dalla catastrofe ambientale al lavoro – perso, precario, nero. Ma il tema più attuale e controverso è sicuramente il genocidio in atto nella striscia di Gaza, protagonista di “The voice of Hind Rajab”, della regista tunisina Kaouther Ben Hania, Leone d’argento gran premio della giuria.

Contro il genocidio: a quando uno sciopero generale?

Mai abbiamo assistito in diretta al genocidio di un popolo compiuto da un nostro alleato. Di Gaza sappiamo tutto; persino ciò che accadrà domani. Ma non facciamo niente: né di concreto, come interrompere i rapporti con Israele o imporre sanzioni, né di simbolico, come riconoscere lo Stato di Palestina. Il sindacato si è mosso, ma troppo timidamente. Cosa deve ancora accadere perché si arrivi a uno sciopero generale?

Due potenti e un genocidio

Leone XIV, a differenza di Francesco, non è un profeta. Con lui il papato è tornato nell’alveo dell’esercizio del potere. Ma l’udienza concessa al capo dello Stato di Israele, Isaac Herzog, non è ordinaria nemmeno per la tradizione spregiudicata del potere papale: non ne ha la prudenza né la saggezza. Avere incontrato e legittimato il capo di uno Stato genocida è una macchia, grave, che rimarrà sulla storia della Chiesa.

Gaza. Che fare? Moltiplicare le iniziative non violente

La proposta di aggirare il veto degli Stati Uniti al Consiglio di sicurezza dell’ONU affidando all’Assemblea generale il compito di mandare i caschi blu a Gaza è ambivalente. Suggerisce una valida strategia per rilanciare il ruolo dell’ONU, ma non tiene conto degli effetti perversi di un intervento militare e dell’esistenza di altre iniziative, rigorosamente nonviolente, più idonee per fermare i crimini israeliani.

Gaza, l’Ucraina e la sinistra: gli abbagli di MicroMega

C’è chi – da ultimo MicoMega – critica la mancanza, nel popolo di sinistra, di una mobilitazione in favore dell’Ucraina analoga a quella per la Palestina. Sfugge, a questa critica, l’abissale differenza tra un genocidio scientificamente praticato e una guerra, pur cruenta e ingiustificabile. E sfugge la necessità, per l’Ucraina, di un’iniziativa di pace e non di un sostegno purchessia funzionale alla prosecuzione della guerra.

Gaza: le parole e i fatti

Cominciano ad emergere, anche tra gli Stati, denunce del genocidio in atto a Gaza e propositi di riconoscere lo Stato di Palestina. È una virata autentica, seppur tardiva? Perché sia tale, e non l’ennesima menzogna che copre lo status quo, occorre che alle parole seguano i fatti: la rescissione degli accordi di collaborazione con Israele, la cessazione della vendita di armi, l’applicazione delle risoluzioni dell’Onu. Subito.