“La gioia”: indagine prima di un delitto

“La gioia” è ispirato all’assassinio di Gloria Rosboch, mite professoressa di mezza età, raggirata e uccisa da un suo ex studente nel 2016, in un piccolo comune del torinese. Nicolangelo Gelormini sceglie di raccontare tutto ciò che viene prima del delitto e la vera indagine è sui costumi di provincia e sui rapporti familiari, dove disperazione e voglia di evasione sono le due facce di una stessa medaglia.

The Substance di Coralie Fargeat

Un’ex attrice non si rassegna all’insulto degli anni e fa un patto con il diavolo. Così dal suo corpo invecchiato emerge una ragazza giovane e bella. Ma solo a intermittenza ché la nuova e la vecchia versione si succedono a settimane alterne. Fino a che la situazione scoppia e il grottesco si trasforma in horror in un crescendo supportato dalla superba interpretazione di Demi Moore.

“Giurato numero 2”: tra le ombre del giudizio

Un uomo che ha commesso un delitto senza accorgersene, perché credeva di aver urtato un cervo, finisce per fare il giurato nel processo per la morte della donna uccisa dalla sua automobile. La paradossale situazione innesta un conflitto a più facce che investe la verità, la giustizia, gli affetti: un conflitto che Eastwood, con la sua classicità da vecchia scuola, gestisce demolendo certezze e stereotipi.

Berlinguer – La grande ambizione

Un biopic su una figura come quella di Enrico Berlinguer era impresa non facile. Ma “Berlinguer – La grande ambizione” di Andrea Segre fa scelte di scrittura e di realizzazione visiva di grande efficacia: nella recitazione di attori come Elio Germano e Roberto Citran, nella intensa esplorazione dell’ambiente familiare di Berlinguer, nell’uso del repertorio (per documentare il suo rapporto con la base del partito).

“Parthenope” di Paolo Sorrentino

Dopo la @venereitalia23 testimonial turistica, Sorrentino propone una Venere partenopea anch’essa impegnata a propagandare le bellezze del luogo tanto da indurre un critico a paragonare il film a «una pubblicità lunga due ore per un profumo incredibilmente costoso». Giudizio forse eccessivo, ma certo il film non rivela più di una grande maestria registica per un monumento al desiderio maschile.

“The Apprentice”. Alle origini di Trump

Acclamato a Cannes e osteggiato, negli Stati Uniti, dalla destra reazionaria e dall’entourage di Donald Trump, “The Apprentice”, del regista iraniano Ali Abbasi, è la storia dell’emergere del Trump imprenditore. Privo di particolari guizzi estetici, il film descrive in modo realistico le origini di una carriera spregiudicata e, a tratti, autenticamente criminale, con, sullo sfondo, lo spietato capitalismo americano.

“Il tempo che ci vuole” di Francesca Comencini

Francesca Comencini si racconta e racconta il suo rapporto col padre, il regista Luigi. Una sorta di duetto padre-figlia per farsi spazio, almeno nella memoria, in una famiglia affollata. Un pugno di ricordi isolati, uniti da un filo come i grani di un rosario, in cui spicca una comune concezione del cinema come artigianato. Una concezione che, peraltro, collide con la forma autoriale del film.

“Vermiglio”, di Maura Delpero

“Vermiglio” di Maura Delpero, Leone d’Argento alla Mostra del Cinema di Venezia, è stato definito il nuovo “Albero degli zoccoli”. In effetti i film hanno in comune una scomparsa civiltà rurale e uno stile estremamente realistico, ma c’è, nel film di Delpero, una profondità psicologica dei personaggi estranea a Olmi, interessato essenzialmente alla comunità della cascina come corpo unico.

“La vita accanto” di Marco Tullio Giordana

“La vita accanto”, ultimo film di Marco Tullio Giordana ha, fin dalla prima scena, l’incedere di una tragedia greca. Il tema è la famiglia, con i suoi segreti e le sue contraddizioni, che si appuntano sulla protagonista, Rebecca, rampolla di una ricca famiglia, deturpata fin dalla nascita da una grande macchia in viso. La variante, rispetto alla sequenza della tragedia, è il finale, rigenerante e liberatorio.