Quando fare è dire. L’Italia e il gioco dei mimi

Il gioco dei mimi, in cui un giocatore fa capire a gesti, con difficoltà, quel che non può dire a parole, è proprio anche della politica. Ma a volte si arrota su se stesso: quando le idee cui corrisponde la realtà dei gesti sono lapalissiane gli attori si dimenano attorno a un segreto di Pulcinella. È il caso del nostro Paese, in cui c’è al governo un giocatore che non può dire “sono antifascista” e mostra anche con i gesti di non esserlo.

“Oggi i treni arrivano in orario”

Quest’estate le ferrovie si stanno superando. Ai consueti guasti e alle fermate di Frecce Rosse protratte per ore sotto il sole, si aggiungono i ritardi “programmati” per cantieri. C’è di peggio, si potrebbe dire. Sì, di peggio ci sono le rassicurazioni del ministro Salvini secondo cui tutto va bene e la puntualità è assicurata al 90 per cento. L’importante è continuare a dire – come nel ventennio – che “i treni arrivano in orario”.

Ancora grazie, signora Thatcher

A fronte delle rivolte razziali di uomini bianchi nelle strade di diverse città del Regno Unito, si è fatto il solito ricorso agli effetti delle migrazioni e alla necessità di rispondere con “legge e ordine”. Ma la situazione è più complessa. Quei corpi bianchi arrabbiati per le strade non sono stati prodotti dai migranti ma dallo stesso Stato britannico: quando si svuota la politica, dietro l’angolo c’è il fascismo populista.

L’università italiana e il modello Orbán

Tra attacchi all’autonomia dell’università, varo di una legge delega in bianco per la sua riforma, nomina di commissioni presiedute da paladini della dipendenza dal Governo e tagli ai finanziamenti, il disegno della maggioranza è chiaro: stroncare il sistema delle università pubbliche in presenza, facendo spazio alle private telematiche for profit e ridimensionare l’odiata autonomia dei professori, colpevoli di pensiero critico.

Giorgia Meloni non è diversa dalla sua base

Giorgia Meloni non è diversa dalla sua base. Non può esserlo. Perché, come dimostra ogni giorno, l’identità fascista è la sua identità e perché, oggi come cent’anni fa, il disegno reazionario di svuotamento delle democrazie dall’interno ha bisogno anche dei simboli, delle immagini, dei colori, degli slogan, delle canzoni e della paccottiglia semiotica esibita dai suoi epigoni.

Destra estrema: simboli, corpi, rituali. Un reportage

«Sono stato nelle strade, dove la galassia della destra estrema si muove in formazione militare, agita piazze e periferie, fomentando le rivolte contro Rom e immigrati. E sono stato nei raduni in capannoni fuori dalle grandi città del nord, con una colonna sonora di musica hardcore, dura, urlata, sparata ad altissimo volume». L’esito è, ora, una mostra fotografica di grande intensità allestita a Brescia.

Antisemitismo e critica di Israele: di cosa parliamo?

Sul termine antisemitismo si giocano partite rischiose. Il meccanismo che si sta attivando è simile a quello che riguarda l’abuso della parola terrorismo, impiegata per squalificare qualsiasi forma di opposizione all’ordine dominante. Allo stesso tempo i richiami a un antisemitismo da polemica televisiva depotenziano l’opposizione all’antisemitismo sempre più aggressivo di gruppi fascisti e nazisti.