“Oggi i treni arrivano in orario”

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Oggi i treni arrivano in orario” era uno slogan in voga durante il ventennio per celebrare l’efficienza del regime. Era, manco a dirlo, una fake news i lavori di ristrutturazione delle ferrovie risalivano all’epoca liberale e dei ritardi si evitava semplicemente di dare notizia –, ma aveva credito e colpiva l’immaginario collettivo, tanto da essere tuttora ribadito dai nostalgici de “il fascismo ha fatto anche cose buone”. In questo caldo agosto lo slogan sembra tornato di moda. A ripeterlo, incurante della realtà, è il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, in perenne competizione con la presidente del Consiglio per il primato di cromosomi fascisti. La vicenda è, a dir poco, surreale.

Le ferrovie, quest’estate, si stanno superando. Cinque ore e trenta minuti, il 19 agosto, per andare da Milano a Roma, quando, di regola, occorrono tre ore e dieci. E non è un’eccezione: sette ore per andare da Torino a Napoli, al posto di cinque ore e quarantacinque minuti; quattro ore, invece delle consuete due ore e un quarto, per la tratta Venezia-Milano; due ore e cinquantacinque minuti, anziché un’ora in meno, per raggiungere Milano da Firenze. Tempi di percorrenza spesso raddoppiati.

Naturalmente – ça va sans dire – a prezzi invariati (e con rimborsi parziali e limitati ai casi più gravi). Nessuna anomalia, spiegano imperturbabili i responsabili delle Ferrovie: si tratta di variazioni previste, dovute ai cantieri per la manutenzione e l’ammodernamento della rete, aperti appositamente in agosto e, in alcuni casi destinati a durare sino a settembre. “Tutto sotto controllo”, dunque, per i vertici di Trenitalia, anche se non sembrano della stessa idea i viaggiatori disfatti dal caldo, ripresi nelle maggiori stazioni sotto tabelloni che annunciano ritardi crescenti persino dalla televisione pubblica (seppur in coda ai telegiornali). Il tutto senza contare le ripetute fermate per guasti, nella campagna romana o nella pianura padana, di fiammanti Frecce Rosse protratte per ore sotto il sole cocente, con i finestrini chiusi e senz’acqua. Solo un po’ meglio sta andando per i pendolari – non per merito di Ferrovie ma per la brevità delle tratte – alle prese con gli ordinari ritardi (che, seppur ridotti, impediscono le coincidenze, così moltiplicando attese e disguidi). Alta e bassa velocità, quest’estate si equivalgono... Forse qualche ingenuo si aspetterebbe delle scuse. E, invece, no. Dal Papeete Beach (o località prossima) l’ineffabile ministro Salvini – evidentemente poco avvezzo a viaggi in treno – prende la parola e orgogliosamente proclama: «Ringrazio migliaia di lavoratrici e lavoratori delle Ferrovie, di Rfi e di Trenitalia che stanno dando il massimo per fornire un servizio all’altezza, con una puntualità in questi giorni (sia Alta velocità che regionali) superiore al 90%, nonostante 1.400 cantieri aperti per manutenzione, investimenti e maggior sicurezza per un importo di 650 milioni di euro, più di 700mila passeggeri trasportati nella sola giornata di ieri. […] L’impegno di queste lavoratrici e lavoratori è la miglior risposta alle critiche di certa sinistra». Decodifichiamo: ringraziamenti a parte (doverosi ma per un impegno che nulla ha a che vedere con il Governo e le sue scelte), nessun ritardo, ma “puntualità” al 90 per cento (sic!).

Strano concetto di efficienza quello che porta a sottolineare, trionfalisticamente, che le cose non funzionano solo nel 10 per cento dei casi, con l’implicito corollario che ci sarebbe da preoccuparsi solo se tutti i treni fossero in ritardo. Sarebbe come dire, per rassicurare i cittadini e le cittadine, che solo un decimo delle diagnosi in sanità sono sbagliate e che solo il 10 per cento delle notizie fornite dalla Rai sono delle bufale… Non è – intendiamoci – il male peggiore in un’Italia ormai con un piede in guerra, con la povertà assoluta in crescita e con la sanità allo sfascio (in cui – stando al XXII rapporto di Cittadinanzattiva – l’attesa media, nel pubblico, per una risonanza magnetica alla testa, è di 12 mesi), ma è un fatto che merita almeno un paio di considerazioni.

Primo. Viviamo sempre peggio. Il welfare e la sanità pubblica deperiscono, mentre le risorse necessarie al loro funzionamento vengono dirottate su armamenti e grandi opere. Ma non basta. È la macchina stessa dello Stato che, nelle cose più modeste come in quelle più drammatiche, rivela la sua inadeguatezza. A volte al limite del grottesco, come provocare uno sciopero dei balneari (tradizionale serbatoio elettorale della destra) nel cuore di agosto o lasciare la stazione Termini, a Roma, priva di taxi giorno e notte, con conseguenti attese di ore per turisti e residenti carichi di bagagli e impossibilitati a servirsi di altri mezzi. Lo scrivo dalla Val Susa, a pochi passi da Torino, dove farsi curare in Francia resta, nonostante crescenti ostacoli posti dalla Asl, un’opzione di molte e molti e dove l’autostrada del Frejus è diventata, a causa dei cantieri, più lenta della strada statale: il tutto mentre il ministro delle infrastrutture (e con lui il Governo) continua a promettere un’impossibile linea ferroviaria ad alta capacità che, già propagandata come indispensabile collegamento tra Lisbona e Kiev (sic!), si è ormai ridotta a un inutile e costosissimo tunnel tra Susa e Saint Jean de Maurienne (https://vll.staging.19.coop/tav/2024/07/19/ciao-tav-necrologio-di-un-progetto-nato-morto/). E scrivo mentre le agenzie battono la notizia del suicidio di un giovane detenuto (forse il n. 67 di questo terribile 2024, ma non si riesce neanche a tenerne il conto…) e della ripresa delle rivolte in un carcere mai, negli ultimi anni, così sovraffollato, nella totale inerzia del Governo, incapace finanche di provvedimenti di facciata, sostituiti da foto ricordo di Ferragosto in qualche istituto di un sorridente ministro e di un suo vice. Difficile vedere spiragli (anche solo spiragli…) di miglioramento prodotti dall’avvento sulla tolda di comando di ferrovie e aziende pubbliche di congiunti, amici o famigli della presidente del Consiglio e del suo “cerchio magico”. Ma non importa. L’importante è ripetere che “tutto va ben, madama la marchesa!”.

Secondo. Se il problema sociale è che stiamo peggio, quello politico è che Salvini non è isolato e siamo immersi in una bolla, in una realtà virtuale che lascia intravedere continui successi e l’approssimarsi del paradiso terrestre (solo ritardato dai lasciti negativi “della sinistra”). Sembra impossibile ma è così. Basta guardare i telegiornali (o – sarebbe meglio dire – il telegiornale unificato) delle reti pubbliche, sempre più simili a una riedizione dei cinegiornali dell’Istituto Luce proiettati obbligatoriamente, durante il ventennio, in ogni sala cinematografica prima dei film. E la situazione, complice la guerra – che, da sempre, piega l’informazione agli interessi di parte –, non fa che peggiorare. La deriva, oltre che sociale e politica, è culturale. Forse da qui si deve cominciare per invertire la tendenza.

Gli autori

Livio Pepino

Livio Pepino, già magistrato e presidente di Magistratura democratica, è attualmente presidente di Volere la Luna e del Controsservatorio Valsusa. E', inoltre, portavoce del Coordinamento antifascista torinese. Da tempo studia e cerca di sperimentare, pratiche di democrazia dal basso e in difesa dell’ambiente e della società dai guasti delle grandi opere. Ha scritto, tra l’altro, "Forti con i deboli" (Rizzoli, 2012), "Non solo un treno. La democrazia alla prova della Val Susa" (con Marco Revelli, Edizioni Gruppo Abele, 2012), "Prove di paura. Barbari, marginali, ribelli" (Edizioni Gruppo Abele, 2015) e "Il potere e la ribelle. Creonte o Antigone? Un dialogo" (con Nello Rossi, Edizioni Gruppo Abele, 2019).

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One Comment on ““Oggi i treni arrivano in orario””

  1. Apprezzo moltissimo i vostri interventi e le persone che vi scrivono, per cui ho deciso di sostenere volere la luna con un piccolo contributo mensile. Mi permetto di segnalare, a completamento /approfondimento dell’articolo di Livio Pepino, una inchiesta sulle infiltrazioni di cosche, nella non -manutenzione delle ferrovie, su Milano Today, che mi pare molto circostanziata. Lungi dal fare ipotesi causa effetto, mi limito a proporvi l’argomento ed osservo che
    Probabilmente laddove il controllo dello stato latita, qlcn approfitta per fare affari leciti o
    Illeciti..Grazie dell’attenzione e degli eventuali chiarimenti che dedicherete all’argomento.

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