Ida Dominijanni è giornalista, saggista e filosofa. Dal 1982 al 2012 ha lavorato al quotidiano “il manifesto”, dapprima alla sezione culturale e poi come notista politica ed editorialista. È stata docente di filosofia sociale presso l’Università Roma Tre. Collabora attualmente con il Centro per la Riforma dello Stato (CRS). Ha scritto, tra l’altro, “Il trucco. Sessualità e biopolitica nella fine di Berlusconi” (Ediesse, 2014).

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Gaza, laboratorio del nostro futuro

Gaza non è una situazione residuale, la coda estenuata di un passato che non passa. Non è nemmeno soltanto l’indice più evidente di un mondo impazzito. Gaza è il laboratorio del nostro probabile e prossimo futuro: di un futuro fatto di deportazioni autorizzate e di sorveglianza, controllo, spionaggio, con l’intelligenza artificiale usata dal potere politico e militare per gli scopi più nefasti.

Le “cose nuove” di Leone XIV

La Chiesa più multiculturale della storia entra con tutto il peso della sua autorità nel campo minato della crisi dell’Occidente e del disordine mondiale. Le prime parole sulla “pace disarmata e disarmante” di Leone XIV confortano sulla tenuta di una parte almeno, la più impellente, dell’eredità di Francesco. E, intanto, al centro dell’agenda del nuovo Papa si affaccia la rivoluzione antropologica e tecnologica in corso.

Coreografia del Trump redento

Salvato da un miracolo e benedetto da Dio, Donald Trump è pronto per una nuova narrativa di sé stesso e del suo paese, che cancella il golpista di Capitol Hill con l’aiuto della “foto iconica” dell’attentato, che lo mostra con il pugno alzato, mentre incita il suo popolo a “combattere, combattere, combattere”. Ma altri due scatti testimoniano altro: la vulnerabilità del potere e l’incapacità degli apparati di garantire sicurezza.

Europee, luci nel vento

La prevista onda nera europea è arrivata ed è allarmante sul piano storico e simbolico ma contenuta sul piano numerico. Politicamente annuncia un’ulteriore svolta a destra della Ue anche a maggioranza di governo invariata. In Italia, intanto, Meloni perde voti e a sinistra, con l’elezione di alcuni candidati autenticamente pacifisti, si accende qualche bagliore. Se solo Schlein e Conte volessero…

Il campo di battaglia del patriarcato vacillante

I femminicidi non sono un fatto nuovo nella lunga storia del patriarcato. Ma ne sono un sintomo. Finché le donne sopportavano in silenzio, non c’era bisogno di sopprimerle, bastava un ceffone per tenerle in riga. Oggi la libertà femminile e la fine del consenso femminile al dominio maschile hanno inferto una ferita insanabile al patriarcato, che proprio perché è ferito e destabilizzato reagisce con maggiore violenza

Il doppio salto mortale di Joe Biden

Nella visita in Israele della settimana scorsa, Biden ha parzialmente smentito la visione dello scontro di civiltà in atto ma 24 ore dopo, nel discorso alla Nazione dallo studio ovale, è tornato sui suoi passi confermando la strategia adottata dopo l’11 settembre e il ruolo degli Stati Uniti come perno dell’ordine mondiale. Senza cogliere la necessità di cambiamento imposta dai fallimenti di questi anni.

La strategia della destra: anestetizzare l’antifascismo

Tre le mosse di Meloni per anestetizzare l’antifascismo: equiparare nazifascismo e comunismo, identificare l’antifascismo con alcune scellerate derive degli anni ‘70, derubricare il fascismo a un incidente di percorso nella storia della “nazione”. È una strategia spregiudicata che sarebbe destinata all’insuccesso se non avesse una sponda nella stampa mainstream e nella retorica dell’impegno nella guerra in Ucraina.

Ruby ter, il caso è chiuso?

L’assoluzione di Berlusconi nel processo Ruby ter per un vizio di forma chiude il caso giudiziario, almeno in primo grado. Resta aperto, al di là degli schiamazzi e delle polemiche, il giudizio storico, politico e morale sui fatti da cui quel processo nasce: non solo una sequela di scandali, ma l’epifania di un sistema di scambio fra sesso, potere e denaro, emblematico del più complessivo sistema di potere di quegli anni.