Giuseppe Battarino è stato magistrato per trentadue anni e ha collaborato in due legislature con la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle ecomafie; ha insegnato diritto processuale penale nell’Università dell’Insubria, coordina iniziative di divulgazione della Costituzione ai cittadini, è presidente del Comitato comasco per il centenario di Matteotti.
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Pier Paolo Pasolini spesso non è stato capito o è stato strumentalizzato. È il caso dei noti versi sugli scontri di Valle Giulia e del suo asserito “simpatizzare con i poliziotti”, che non era, in realtà, un attacco ai manifestanti ma il rifiuto di una piazza individualista che, invece di essere consapevole manifestazione collettiva, si pone come somma di individui, che vogliono essere belli, farsi i selfie e mettersi in vista di telecamera.
Matteotti è, per tutti, l’emblema della vittima dello squadrismo fascista. Ciò fa passare in secondo piano il suo pensiero, anticipatore del progetto costituzionale e fondato su una analisi semplice e rigorosa: «Sono i nostri padroni che non vogliono che ci occupiamo di politica, perché hanno tutto l’interesse a mantenerci nell’ignoranza».