Quando la destra si finge ferma

Altrove le destre marcianti mostrano il volto scoperto dell’autoritarismo: Trump, Bolsonaro, Milei, Orbán. In Italia, invece, il volto è coperto da una maschera di rispettabilità istituzionale. Ma il principio è identico: il potere come identità, la paura come collante, la semplificazione come linguaggio. La destra non ha vinto perché è forte. Ha vinto perché l’abbiamo lasciata parlare da sola.

La “Duse” di Pietro Marcello

Un ritratto personalissimo e reinventato della grande attrice, perché per Pietro Marcello la Duse è soprattutto un personaggio-pretesto per raccontare la dissoluzione di un mondo e il precipitare nell’abisso del fascismo di una società che non ha i codici per decifrare una nuova realtà, e quindi neppure per difendersene.

Retorica e realtà della guerra

I partigiani, pur costretti a impugnare le armi, definirono la guerra “un male assoluto”. Al contrario, nella concezione fascista, la guerra era considerata come “destino sacro della nazione”, necessaria alla rigenerazione spirituale e morale del popolo. Questa idea torna a risuonare oggi e c’è chi parla della guerra come imperativo per le “nazioni giuste”, impegnate contro il nemico di turno, per definizione ingiusto .

Trump e l’orizzonte della repubblica imperiale

L’invio della guardia nazionale a Washington come reazione a un “panico morale” alimentato ad arte dallo stesso Trump indica una tendenza autoritaria dotata di una capacità destabilizzante superiore a quella del fascismo. E la stessa tendenza si sta manifestando anche in Europa – da Londra a Berlino passando per Roma – senza che si manifestino un’opposizione e una resistenza dotate di una chiara visione del futuro.

Per il futuro dello Stato il modello della mafia

L’estremismo liberista porta alla privatizzazione dello Stato. Sembra al fascismo? Sembra più ancora alla mafia. Il sistema mafioso, infatti, non è ormai solo “criminalità organizzata”, infiltrata, laterale, parassitaria e predatoria. È un sistema socio-politico, è l’altra faccia della crisi degli Stati. È la distruzione degli Stati e la personalizzazione della politica, la forma politica di sbocco della crisi storica dello Stato “borghese”.

“Un altro Ferragosto” di Paolo Virzì

“Un altro Ferragosto” è una divertentissima commedia, e anche un film da leggere come fonte storica, per capire qualcosa del nostro presente. È infatti il sequel di “Ferie d’agosto” (1996), il film che raccontava l’aprirsi della stagione berlusconiana attraverso la vacanza a Ventotene di due contrapposti clan familiari. Li ritroviamo oggi nell’Italia meloniana, ed è un ritratto molto più cupo.

Al voto! Per il lavoro e la cittadinanza; contro La Russa e la deriva autoritaria

Domenica e lunedì si vota per i referendum. Raggiungere il quorum è difficile ma non impossibile. In ogni caso, una valanga di voti aprirebbe dei varchi nelle politiche del lavoro e dell’immigrazione, darebbe una spallata imponente al Governo e indicherebbe all’opposizione la strada della radicalità e della riapertura del conflitto politico e sociale.