Stefano Levi Della Torre (Torino 1942) è laureato in architettura e già docente al Politecnico di Milano. È pittore e saggista. Ha studiato ebraismo con Haim Baharier. Tra le sue pubblicazioni: “Essere fuori luogo, il dilemma ebraico tra diaspora e ritorno” (Donzelli, 1995, Premio Pozzale-Luigi Russo 1995); “Zone di turbolenza” (Feltrinelli, 2003); “Il forno di Akhnai, una discussione talmudica sulla catastrofe” (con Yoseph Bali e Vicky Franzinetti, Giuntina, 2010); “Laicità, grazie a Dio” (Einaudi, 2012); “Dio”, Bollati Boringhieri, 2020).
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Le migrazioni sono un fenomeno gigantesco in inevitabile crescita. L’Occidente, già invasore del mondo, si sente invaso e reagisce con politiche che provocano tragedie e morte. Ciò si è fatto sistema e integra il delitto di omicidio colposo (ipocritamente “colposo”) di massa. A quando il suo riconoscimento nel diritto internazionale?
L’estremismo liberista porta alla privatizzazione dello Stato. Sembra al fascismo? Sembra più ancora alla mafia. Il sistema mafioso, infatti, non è ormai solo “criminalità organizzata”, infiltrata, laterale, parassitaria e predatoria. È un sistema socio-politico, è l’altra faccia della crisi degli Stati. È la distruzione degli Stati e la personalizzazione della politica, la forma politica di sbocco della crisi storica dello Stato “borghese”.