Trump e l’orizzonte della repubblica imperiale

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Non è la prima volta che un presidente degli Stati Uniti utilizza i poteri che ha a disposizione per ripristinare l’ordine pubblico. Normalmente questi interventi hanno luogo in situazioni di emergenza – per esempio per porre fine a disordini violenti – che sono ampiamente documentate e suscitano un allarme sociale. Quel che sta accadendo nelle ultime settimane ha un carattere peculiare.

L’invio della guardia nazionale a Washington non avviene per fare fronte a un’emergenza, ma come reazione a un “panico morale” alimentato in gran parte dallo stesso presidente. Nessun indicatore fa pensare che la situazione nella capitale degli Stati Uniti sia peggiorata, e anzi ci sono dati che mostrano il contrario: recentemente il crimine violento è diminuito. Eppure, non solo Trump ha inviato le truppe, equipaggiate con armi letali, ma ha annunciato che potrebbe fare lo stesso anche in altri luoghi.

Questa dichiarazione è senza precedenti nella storia recente e suscita profonda preoccupazione, non solo negli USA. Alcuni osservatori ipotizzano che le iniziative prese da Trump siano un tentativo di sollevare un polverone che distolga l’attenzione dell’opinione pubblica da altre notizie, potenzialmente sgradevoli per lui (il caso Epstein). Queste ipotesi potrebbero anche avere fondamento, tuttavia ci sono vari elementi che fanno pensare che, anche se l’invio delle truppe fosse motivato dall’intento di creare un diversivo, si colloca comunque all’interno di una tendenza autoritaria, di cui ci sono diverse conferme, dell’attuale amministrazione statunitense. L’uso dei militari in servizio e della guardia nazionale per far fronte a situazioni di emergenza legate all’immigrazione (gli immigrati sono spesso al centro delle dichiarazioni di Trump volte a creare una stato di allarme) era difeso da Ken Cuccinelli nel capitolo del Project 2025 della Heritage Foundation che ruotava intorno al Dipartimento della sicurezza nazionale e al modo in cui la nuova amministrazione avrebbe dovuto modificarlo in caso di vittoria nelle presidenziali. Misure eccezionali di questo tipo, secondo Russell Vought, un artefice del Project 2025, sarebbero giustificate perché l’attraversamento dei confini è un’invasione che renderebbe legittima una risposta di tipo militare.

L’idea di militarizzare la sicurezza nazionale era già emersa nel corso del primo mandato di Trump, ma oggi è probabilmente parte di un disegno politico più ampio e articolato, i cui contorni si trovano appunto nel Project 2025, per modificare l’assetto costituzionale e il regime politico vigente negli Stati Uniti. Come scrive lo stesso Russell Vought: «Abbiamo bisogno di essere radicali nel disfarci o nel ripensare i paradigmi legali che hanno limitato la nostra abilità di ritornare alla costituzione originale».

Questo ci conduce a un motivo conduttore che risale agli anni della ricostruzione, dopo la guerra civile, e che ha radici profonde nella cultura politica e giuridica statunitense: quello che si debba ripristinare una “situazione originale” sul piano costituzionale che è stata stravolta prima dalle misure imposte dal nord al sud per eradicare la schiavitù e poi, in maniera ancora più incisiva, nella stagione di egemonia liberale che comincia con il New Deal e termina con la prima vittoria di Ronald Reagan alle presidenziali.

L’aspetto interessante del modo in cui questo motivo viene ripreso oggi dalla destra statunitense è che il perno della strategia per ripristinare la “costituzione originale” non è più l’opposizione a livello locale (quello dei “diritti degli stati”), ma passa attraverso i poteri del presidente, di cui si cerca di promuovere una lettura sempre più ampia e svincolata da controlli. Trump è un avventuriero, indubbiamente con una propria agenda fatta di ego fuori controllo e di interessi economici (il cocktail letale che ci viene servito da questo stadio del capitalismo), ma è anche il portavoce privo di scrupoli di una fazione della destra che ha preso il controllo del partito repubblicano e nel giro di qualche anno ne ha completamente stravolto la composizione e la cultura. La repubblica imperiale più volte evocata nel secolo scorso sta diventando una realtà e quello che ci aspetta ha una capacità di destabilizzazione per le fragili democrazie europee superiore a quella avuta dal fascismo. La stessa tendenza autoritaria si sta manifestando anche altrove – da Londra a Berlino passando per Roma – e non deve fare i conti a oggi con nessuna forma di opposizione e resistenza organizzata, coerente e dotata di una chiara visione del futuro. Al contrario, in alcuni di questi paesi viene assecondata da una sinistra priva di principi e di spina dorsale.

L’articolo è tratto da il manifesto del 24 agosto

Gli autori

Mario Ricciardi

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