Stati Uniti: ha vinto la rabbia

Donald Trump ha stravinto. Il ceto medio impoverito, stufo di una politica che ha alimentato le disuguaglianze, lo ha votato proprio per i suoi atteggiamenti eversivi e antisistema. E lo hanno votato quote crescenti di neri, di ispanici, di giovani e perfino – nonostante i suoi insulti misogini – di donne. Trump non invertirà la tendenza, e anzi probabilmente la consoliderà, ma, intanto, la rabbia ha vinto e ha minato le basi stesse della democrazia americana.

Chi “vince” ha il diritto di governare? Non sempre in un sistema parlamentare

Non sempre la maggioranza relativa dei voti basta ad attribuire “il diritto di governare”. Ciò vale oggi per l’Austria ma anche, nonostante le rivendicazioni della sinistra, per la Francia. Per la decisiva ragione che nei sistemi parlamentari le elezioni servono a misurare gli orientamenti politici del Paese, non a sancire vincitori e vinti, e ciò che conta è la capacità di costruire alleanze post-elettorali suscettibili di coinvolgere la maggioranza degli eletti.

Nostalgia del Venezuela

Ho contribuito, vent’anni fa, a girare due documentari in Venezuela e ho, per questo, approfondito la rivoluzione bolivariana. Ciò non mi rende certo un esperto delle vicende attuali del Paese ma mi consente, almeno, di esprimere un’impressione, quella di un déjà vu: non si poteva – e non si può – tollerare l’esistenza, in un potenza petrolifera, di un governo popolare, nazionalista e socialmente progressista.

14 punti su quanto sta accadendo in Venezuela

In Venezuela l’opposizione denuncia brogli da parte di Maduro e, senza attendere il controllo finale, sostiene di aver vinto le elezioni sulla base dei verbali (incontrollati) del 40% dei seggi. Perché solo del 40% quando il sistema prevede, per ogni seggio, verbali prodotti in automatico e successivi controlli incrociati con dati a disposizione di tutti? L’anomalia è clamorosa ma gli Stati Uniti si accodano…

Cosa succede in Venezuela?

Come nel 2019, il Venezuela è nel caos. Allora fu Juan Guaidó ad autoproclamarsi, senza successo, presidente. Oggi è Edmundo González Urrutia a contestare, con l’appoggio degli Stati Uniti e della destra sudamericana, la vittoria di Maduro, certificata dalle autorità elettorali. Maduro evoca il golpe ma, questa volta, tarda a rendere pubblica la documentazione dei seggi. Intanto lo scontro si sposta nelle piazze.

La sinistra surreale

Tutti ricordiamo lo sgomento con cui abbiamo appreso gli esiti delle ultime elezioni europee. Ebbene oggi, in Europa e in Italia, l’unico progetto politico post-elezioni (sia di governo che di opposizione) è quello di non vedere e non sentire la tempesta in arrivo. La destra cerca di normalizzare. Ma anche chi dovrebbe opporsi a chi governa, finisce per normalizzare allo stesso modo.

Ripartire dai “sacchi di patate” di Karl Marx

Impegnarsi nei partiti collocati più a sinistra o radicarsi nel territorio per stimolare la nascita di nuove lotte sociali? Forse bisogna ragionare su tempi più lunghi di quelli elettorali e muoversi sapendo che saranno le lotte sociali e il conflitto culturale, collegati tra loro, a creare le condizioni di un efficace rapporto tra rappresentati e rappresentanti e con la politica a livello istituzionale.

È la pace la bussola della sinistra

La sconfitta alle elezioni europee della lista “Pace Terra Dignità” non travolge gli obiettivi per cui era nata. Occorre dunque, evitando i personalismi e gli errori commessi, ritessere le fila di un impegno contro la guerra e l’economia di guerra, destinata nei prossimi anni a divorare risorse destinabili alla salute, al lavoro, alla riconversione ecologica. Una proposta viene da un appello di Costituente Terra.