Un terzo polo a sinistra esiste: ma bisogna crederci

A fianco del buio delle elezioni europee c’è un dato positivo in quelle amministrative. Almeno in Toscana. La sinistra arriva al ballottaggio, o raggiunge percentuali considerevoli e, a volte, vince se riesce a costruire coalizioni larghe, lasciando da parte settarismi e (micro)calcoli di (micro)rendite di posizione. Convergendo attorno ad un programma di svolta, è possibile cambiare (almeno) le nostre città e i nostri territori.

Cambiare rotta, una volta per tutte

Il risultato delle europee deve essere la base fondativa di una nuova strategia della sinistra radicale. Si può fare politica in tanti modi, anche senza sbocchi elettorali. Ma se si segue questa via non ci si può rassegnare a reiterare sconfitte. Occorre, al contrario, progettare sin da ora alleanze per la cacciata di questo governo, per impedire la catastrofe di una nuova rovinosa legislatura Meloni e segnare una possibile svolta.

India: un voto che ha ridimensionato Modi

Dalle elezioni indiane giunge un barlume di speranza. La coalizione capeggiata da Modi, in cui il BJP era portatore del messaggio “prima gli indù”, risulta ridimensionata a vantaggio dell’alleanza delle opposizioni, unite nella difesa della laicità. Ora la sinistra ha la responsabilità di promuovere pratiche che scongiurino le sirene del “neoliberismo dal volto umano”, sostenuto in passato dal Partito del Congresso.

Giorgia e le sue trappole

L’esito elettorale sembra avere dato ulteriore legittimazione a Giorgia Meloni ma, in realtà, la sta mettendo di fronte a pesanti contraddizioni. Il suo presentari come “destra anti-sistema” regge sempre di meno mentre il suo governo si rivela intraneo al sistema e legato al carro dei capitalisti corruttori, della burocrazia di Bruxelles, dei banchieri di Francoforte, dei finanzieri con sede a Lussemburgo e della NATO.

Europee, luci nel vento

La prevista onda nera europea è arrivata ed è allarmante sul piano storico e simbolico ma contenuta sul piano numerico. Politicamente annuncia un’ulteriore svolta a destra della Ue anche a maggioranza di governo invariata. In Italia, intanto, Meloni perde voti e a sinistra, con l’elezione di alcuni candidati autenticamente pacifisti, si accende qualche bagliore. Se solo Schlein e Conte volessero…

Dopo le europee: la necessità di un dibattito senza reticenze

Ha vinto l’astensione e ha tenuto la destra, che è oggi più forte di ieri. È stata sconfitta, in modo definitivo, la sinistra alternativa, confermatasi, sul piano elettorale, irrilevante. Anche il riferimento alla pace non è stato un discrimine. I valori della sinistra e la necessità di una politica radicata nel sociale sono più che mai attuali, ma occorre maggior attenzione alle dimaniche istituzionali.

L’8 e il 9 giugno si vota. Per chi?

Ancora una volta, come sinistra, arriviamo alle elezioni impreparati, divisi, demotivati. Proprio quando la drammaticità della situazione imporrebbe unità e capacità propositiva. Eppure occorre scegliere, anche se i partiti e le aggregazioni esistenti non sono uno strumento utile ma, piuttosto, un ostacolo. Dunque bisognerà orientarsi a tentoni tra i candidati, combinando coerenza, possibilità di successo e futuro.

«Ti voto solo se asfalti la strada di fronte a casa mia»

Il divorzio tra governanti e governati è ormai una caratteristica costante delle democrazie, con i primi proiettati in un narcisismo acritico spesso conflittuale anche con i partiti di riferimento e i secondi privi del supporto di corpi intermedi in grado d’intrattenere rapporti non strumentali o personalistici con la politica. L’obiettivo di ciascuno diventa così il puro perseguimento di interessi individuali.