10 marzo 1946: votare ed essere votate

Esattamente ottant’anni fa, il 10 marzo 1946, con il decreto legislativo luogotenenziale n. 74, le donne italiane conquistarono la pienezza del diritto di voto. Fu un passaggio fondamentale, anche sotto il profilo simbolico. Ad esso seguì poi, il 2 giugno, una massiccia partecipazione femminile al voto nel referendum che sancì l’avvento della Repubblica con un’affluenza ai seggi dell’89,08 per cento degli aventi diritto.

Liberi di vivere, liberi di morire

Affrontare il tema del fine vita, del suicidio assistito, dell’eutanasia è una necessità avvertita in modo diffuso. Con il corollario della previsione di una assistenza di strutture pubbliche al momento della morte volontaria. Mentre in diversi Paesi è stata introdotta una regolamentazione al riguardo, la situazione in Italia resta caratterizzata da una notevole dose di ipocrisia e da un’intollerabile inerzia del Parlamento.

La salute: da diritto universale a privilegio per pochi

La considerazione della sanità come un costo da tagliare, anziché la priorità su cui investire per tutelare la salute delle persone, comune ai Governi degli ultimi anni, ha determinato il definanziamento, in termini percentuali, del SSN riducendolo in uno stato prossimo al collasso. Questa la denuncia dell’8º Rapporto Gimbe, che documenta l’entità della crisi e indica le azioni necessarie per invertire la rotta.

Il diritto è nelle piazze

Sono stati giorni straordinari, un tornante della storia. Il diritto, ignorato e denigrato da Israele e dai governi suoi complici, si è materializzato nelle piazze. A violarlo sono il genocidio in atto a Gaza, l’occupazione dei territori in Cisgiordania, il blocco navale in acque internazionali, l’abbordaggio delle navi, il sequestro dei membri delle flottiglie solidali. Ad affermarne l’esistenza sono, oggi, le piazze e chi le occupa.

Gaza: il punto in cui siamo

Per il ministro degli esteri Tajani il diritto internazionale vale “fino a un certo punto”. E poi? A che punto siamo ora? Siamo al punto in cui i criminali sequestrano gli onesti, la forza è l’unica legge, la proposta di un protettorato coloniale viene definita “piano di pace”, la maschera della civiltà cade e si mostra il volto mostruoso dell’Occidente. E la presidente del Consiglio prova a impedire le mobilitazioni e lo sciopero generale.

Un insulto alle vite dei palestinesi

L’interrogativo è se quello di Trump è un piano di pace o per proseguire la guerra. Il dubbio ci assale per una frase inquietante pronunciata dal presidente americano in sintonia con Benjamin Netanyahu: se Hamas rifiuterà il piano, Israele avrà «il sostegno totale degli Stati Uniti» per proseguire la sua guerra. Non solo, ma il piano è un insulto a ogni principio del diritto internazionale e affossa ogni embrione di Stato palestinese.

Referendum: una scelta tra la forza e il diritto

La Camera ha approvato in terza lettura la cosiddetta riforma costituzionale della giustizia. Manca il voto del Senato e poi, probabilmente a primavera, si andrà al referendum. Sarebbe un errore interpretare la vicenda come un affare solo italiano, magari di carattere tecnico. Lo scontro è parte di quello che avviene a livello planetario tra la forza e il diritto.