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La salute: da diritto universale a privilegio per pochi

La considerazione della sanità come un costo da tagliare, anziché la priorità su cui investire per tutelare la salute delle persone, comune ai Governi degli ultimi anni, ha determinato il definanziamento, in termini percentuali, del SSN riducendolo in uno stato prossimo al collasso. Questa la denuncia dell’8º Rapporto Gimbe, che documenta l’entità della crisi e indica le azioni necessarie per invertire la rotta.

Il collasso del Servizio Sanitario Nazionale

Il 7° Rapporto della Fondazione Gimbe è esplicito: il Sistema Sanitario Nazionale è gravemente compromesso. Nel 2023 4,5 milioni di persone hanno rinunciato alle cure e la spesa diretta delle famiglie è aumentata del 10,3%. Non per caso: tra il 2010 e il 2019 sono stati sottratti alla sanità pubblica 37 miliardi di euro. L’accesso alle cure è sempre più difficile per milioni di italiani ma non ci si può rassegnare.

Lunga vita al Servizio Sanitario Nazionale!

I dati raccolti nel dossier della Fondazione Gimbe “Il Servizio sanitario nazionale compie 45 anni” non lasciano dubbi: il rilancio del SSN non rientra tra le priorità dell’attuale esecutivo, analogamente a quelli degli ultimi 15 anni. E i princìpi fondanti del SSN – universalità, uguaglianza, equità – sono stati traditi, lasciando il posto a interminabili tempi di attesa e all’aumento della spesa privata.

Salviamo il Servizio Sanitario Nazionale

Il VI Rapporto Gimbe è categorico: il diritto alla salute è, nel nostro Paese, compromesso. Le azioni dei Governi degli ultimi decenni lo hanno sgretolato e il Servizio Sanitario Nazionale è al capolinea per mancanza di finanziamenti (con un gap di 48,8 miliardi rispetto alla media europea), carenza di personale e diseguaglianze territoriali (destinate ad essere dilatate dall’Autonomia regionale differenziata).