La rivoluzione del quotidiano e l’autogestione

Il tema della quotidianità è al centro della riflessione politica e sociale degli anni Sessanta e Settanta. In essa si afferma la centralità dell’individuo nel divenire storico e, con essa, l’autogestione, considerata un mutamento permanente e rivoluzionario, che si propone di trasformare i rapporti fra gli individui, resi conflittuali dal funzionamento e dalla natura del capitalismo.

Antisemitismo e islamofobia: così diversi, così uguali

Il passaggio dall’antisemitismo moderno all’islamofobia avviene, al di là delle apparenze, all’insegna della continuità. Il primo nasce a inizio ‘800 come ricerca di un capro espiatorio per le contraddizioni della nascente società borghese. Non diversamente, oggi, i popoli che migrano (e gli islamici in particolare) sono individuati da ampi settori della società, pur senza fondamento, come responsabili della crisi economica.

Le metamorfosi del peggio e la storia del meglio

La sinistra non uscirà dalla sua crisi se non tornerà a proporsi obiettivi che hanno a che fare con la struttura della società: redistribuire, garantire l’accesso pubblico e universale ai diritti per tutti e senza condizioni, mettere in salvo la società dalla tracotanza degli interessi privati, “forzare la mano” per permettere ai più deboli di credere nel progresso. Solo così incrocerà i bisogni e le speranze dei più deboli.

“The Apprentice”. Alle origini di Trump

Acclamato a Cannes e osteggiato, negli Stati Uniti, dalla destra reazionaria e dall’entourage di Donald Trump, “The Apprentice”, del regista iraniano Ali Abbasi, è la storia dell’emergere del Trump imprenditore. Privo di particolari guizzi estetici, il film descrive in modo realistico le origini di una carriera spregiudicata e, a tratti, autenticamente criminale, con, sullo sfondo, lo spietato capitalismo americano.

Una cultura di sinistra, per agire a sinistra

Per definire quale sinistra vogliamo occorre, anzitutto, capirsi, cioè usare un lessico condiviso. Il tratto distintivo della sinistra è, per molti di noi, l’anticapitalismo. Ma non basta. Occorre anche concordare su ciò che proponiamo in alternativa. E qui si susseguono molti termini che richiedono un approfondimento: liberismo, crescita, sviluppo, progresso…

Harris vs Trump: una guerra tra gruppi finanziari

Scorrendo partner e finanziatori dei due candidati alla Casa Bianca si nota una forte frattura interna al capitalismo finanziario statunitense. La possibilità di successo di Trump, infatti, ha scatenato un duro scontro tra i principali player della proprietà azionaria dei grandi fondi (vicini al Partito democratico) e chi non vuole rimanere escluso dalla bolla e vuole metter mano alla politica monetaria.

Margini, sacchi di patate, bussole e convergenze

Il capitalismo non è uno stato di natura. Dunque è possibile cambiarlo. Ma occorre sviluppare al suo interno rapporti non-capitalistici di produzione. Con una “bussola” che ci dica se quello che stiamo costruendo va davvero nella direzione di una società diversa e antagonista. Nella consapevolezza che non c’è separazione tra l’oggi e il domani e che in ciò che costruiamo oggi ci sono i germi della società futura.

La cura del futuro

L’economia capitalistica domina il pianeta, produce una massa imponente di beni effimeri e una enorme ricchezza finanziaria per élites e, contemporaneamente, consuma il futuro di tutte e tutti. Occorre cambiare nel profondo. Ed è il paradigma della cura – di sé, dell’altra, dell’altro, del vivente, del pianeta – quello su cui può essere riorganizzata una società capace di futuro e radicalmente alternativa a quella attuale.

Stellantis senza freni

Contemporaneamente all’azzeramento del lavoro reale a Mirafiori, gli azionisti di Stellantis hanno fissato in 36,5 milioni di euro l’anno lo stipendio del Ceo Carlos Tavares, con un aumento del 56% rispetto al 2022. Tavares guadagna così 1.200 volte quello che percepisce un suo operaio. Inutile cercare altrove le ragioni della crisi: il capitalismo attuale non è interessato a venire a patti.