Davide Lovisolo è stato docente di Fisiologia all'Università di Torino dal 1968 al 2015. Dal 1968 ha militato nei movimenti di base, è stato attivista politico in Avanguardia Operaia e poi in Democrazia Proletaria fino al 1978; dal 1980 al 1991 ha militato nel PCI. È stato uno dei responsabili del movimento per il diritto alla casa a Torino negli anni Settanta, delegato sindacale e esponente del Coordinamento Genitori torinese dal 1992 all'inizio degli anni 2000. Da anni è attivo nella cooperazione sociale.
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La campagna “Vuoti a Rendere” per il contrasto alla speculazione immobiliare e per il diritto alla casa proponeva, tra l’altro, un’impegnativa delibera comunale di iniziativa popolare. Il 22 settembre la proposta è stata approvata dal Consiglio comunale: ridimensionata e, secondo alcuni, snaturata. E’, dunque, tempo di un primo bilancio.
Negli anni ‘60 e ‘70 si aprì una stagione nuova per la tutela della salute: a partire dal basso, dai luoghi di lavoro. Si crearono le condizioni per una nuova scienza, espressione di un “altro potere”. Ciò produsse anche la riforma sanitaria del 1978: non la rivoluzione, ma una riforma che cambiò la vita a milioni di persone. Molto di quel processo si deve a Giulio Maccacaro i cui scritti sono oggi opportunamente ripubblicati.
La cooperazione sociale è una realtà di grande ricchezza e di altrettante ambiguità. Finalmente un libro la affronta senza reticenze: contro il sentire perbenista, che vede in essa qualcosa di molto simile al volontariato, e contro una pratica diffusa, che la relega a un ruolo di tamponamento delle contraddizioni e di contenimento degli esclusi.
Erano decenni che non succedeva. A Torino, nell’ultimo anno e mezzo, decine di associazioni, con pratiche e sensibilità differenti, si sono coalizzate e hanno collaborato attivamente per modificare la situazione di una città in cui il “problema casa” ha assunto dimensioni drammatiche. E le istituzioni hanno dovuto, bene o male, battere un colpo. È solo l’inizio, ma la strada è quella giusta.
Il capitalismo non è uno stato di natura. Dunque è possibile cambiarlo. Ma occorre sviluppare al suo interno rapporti non-capitalistici di produzione. Con una “bussola” che ci dica se quello che stiamo costruendo va davvero nella direzione di una società diversa e antagonista. Nella consapevolezza che non c’è separazione tra l’oggi e il domani e che in ciò che costruiamo oggi ci sono i germi della società futura.
La vicenda del licenziamento e dell’immediata riassunzione del leader di OpenAI Sam Altman nasconde lo scontro tra chi considera l’intelligenza artificiale un leviatano che deve essere tenuto a bada e chi la ritiene semplicemente un nuovo strumento tecnologico da utilizzare senza limiti. Hanno vinto questi ultimi e la legge del profitto.
Sono recenti le dimissioni dell’intero comitato editoriale di una importante rivista di neuroscienze in segno di protesta contro i prezzi elevatissimi richiesti dalla casa editrice ai ricercatori per la pubblicazione di lavori nel formato Open Access. È l’ultima dimostrazione di come l’economia capitalistica riesce a trasformare attività umane che non dovrebbero rispondere alle leggi del “mercato” in una ricca fonte di profitto.
Il 1° maggio a Torino è, come si dice, andato bene… Dopo anni, il corteo ha potuto raggiungere piazza San Carlo tutto intero, compreso lo spezzone sociale, senza blocchi e attacchi di polizia. L’esito positivo è stato consentito da una preparazione in cui si sono confrontate realtà diverse accomunate dall’obiettivo di realizzare il massimo di unità possibile. L’alternativa, per una sinistra divisa, può cominciare da qui.
Quella della GKN di Campi Bisenzio è una vicenda esemplare di protagonismo operaio. Quando, nel luglio 2021, la fabbrica ha chiuso, i lavoratori non si sono limitati a impedire lo smantellamento degli impianti ma hanno promosso una società di mutuo soccorso, aggregato un ampio consenso sociale e costruito un progetto di riconversione industriale attenta alle esigenze del territorio. Ora li attende la prova più difficile.
Il dibattito sulle prospettive di Volere la Luna e, in generale, della politica stenta a decollare. È un segno dei tempi. Occorre rilanciare la partecipazione dal basso e combattere le diseguaglianze, ma come? E poi, mentre critichiamo la politica tradizionale tocchiamo con mano che un cambiamento radicale deve coinvolgere le istituzioni. E allora non ci resta che continuare a parlarci e a formarci.