L’informazione alla prova di Genova

Il G8 di Genova è stato per il nostro sistema dell’informazione un momento di svelamento. Sono venute a galla alcune delle sue tendenze più profonde: l’organicità ai poteri politici, la vicinanza alle forze di polizia, la diffidenza verso i movimenti sociali, la scarsa attitudine a mettere in discussione le scelte degli apparati. Ma, insieme, è emerso un giornalismo dal basso che ha aperto nuovi orizzonti per l’informazione.

Attualizzare Genova? Un’esperienza

Perché in centinaia di migliaia raggiunsero Genova, in quell’estate torrida, anziché andare in vacanza? Questa domanda mi spinse, giovanissima, a cercarne le ragioni e, poi, a prendere un treno e ad andare a Genova. Da allora, ogni anno, le iniziative di luglio sono una tappa obbligata per cercare di ribaltare una narrazione che vorrebbe rendere gli oppressi colpevoli dell’oppressione.

Al G8 di Genova non avevo ancora tre anni…

Nel luglio 2001 non avevo ancora tre anni. Mesi dopo, andando all’asilo, ho chiesto alla mamma di attraversare il marciapiede per non passare davanti a un commissariato di polizia. Così Genova – conosciuta attraverso i racconti dei miei genitori – mi ha segnata, offrendomi, poi, lenti di comprensione del conflitto sociale e della sua repressione. Ma per chi non ha avuto racconti diretti i fatti di Genova sono, spesso, sconosciuti.

Contro l’afasia del presente: il pensiero di Elvio Fassone

Elvio Fassone se ne andato venti giorni fa. Ricordarlo in maniera adeguata significa riattivarne il pensiero politico: dalla critica della post-democrazia alla centralità del lavoro, dei migranti, del carcere e della pena, fino alla necessità di uscire dall’afasia politica del presente e di riprendere in mano il progetto di un mondo finalmente misurato sulla Costituzione nata dalla Liberazione.

Se la Cassazione rimpiange la naia

In una recente sentenza, la Cassazione, ribadendo che il reato di rifiuto del servizio militare commesso prima del 2004 non è cancellato della legge che ne ha sospeso l’obbligatorietà, si è spinta ad affermare il permanere del “disvalore sociale” di tale condotta. Non è dato conoscere il fondamento culturale di tale apodittica affermazione ma ne è chiaro l’effetto politico di rafforzare, senza necessità, il bellicismo imperante.

Tra “Quaderni Rossi” e Intelligenza Artificiale

Dagli anni ‘60 del secolo scorso a oggi la situazione è profondamente mutata ed è evidente l’incomparabilità dell’innovazione tecnologica di allora e dell’intelligenza artificiale. Ma un punto resta fermo. La tecnologia non è mai oggettiva o “neutra”. Qualunque essa sia, se si sviluppa per un uso capitalistico in un contesto di squilibrio di potere, essa contribuirà ad accrescere quello squilibrio, non certo a ridurlo.

Lo sport a scuola e i Giochi della Gioventù

I Giochi della Gioventù sono tornati, con la fase finale disputata a Roma a maggio, come manifestazione sportiva scolastica nazionale, coinvolgendo migliaia di studenti del primo e del secondo ciclo di istruzione. Ma sono rimaste molte ambiguità. Lo sport scolastico è un realtà importante anche sotto il profilo educativo. Ma non ha bisogno di nostalgia, bensì di una politica pubblica capace di difendere ciò che funziona.

Il costo diseguale del caldo

Fa caldo. Un caldo abnorme prodotto dai cambiamenti climatici in atto. La temperatura sale per tutti, ma i costi ricadono soprattutto sui più poveri: perché abitano, in genere, in zone con meno verde e meno servizi, perché gli effetti del caldo provocano inflazione e, con essa, aumento dei prezzi ed erosione di salari, stipendi e pensioni. E ciò mentre una parte della finanza trasforma il fenomeno in un’occasione di profitto.

Dissidenza, repressione politica, libertà. In ricordo di Ambro

Ambro aveva 27 anni. Era arrivato a Torino per gli studi in Filosofia e Storia delle Religioni. Era un idealista, attento agli ultimi, con una grande empatia e gentilezza. Era un anarchico, arrabbiato con il mondo, per le sue ingiustizie, ma anche un buffone, uno spavaldo, un romantico. Il 15 marzo si è tolto la vita lanciandosi da un ponte. Era stato sottoposto a misura cautelare per avere manifestato a supporto del popolo palestinese.

Contro la scuola di classe (a margine della “riforma dei tecnici”)

La scelta della scuola superiore è da sempre influenzata dalla famiglia di origine ed è dunque una scelta di classe. Di più: gli istituti tecnici e professionali vantano il massimo di selezione e il minimo di istruzione generale. E la “riforma dei tecnici” e la cosiddetta “filiera del 4+2” aggravano ancora la situazione. A quelle riforme occorre opporsi ma sapendo che l’obiettivo, che è poi quello che conta, si colloca molto più in alto.