Referendum. L’assordante congiura del silenzio

Perché ridurre il numero dei parlamentari? Non per risparmiare, ché il corrispettivo è pari, per ciascuno di noi, a un cappuccino all’anno. E neppure per ridare centralità al Parlamento, la cui crisi di credibilità si può risolvere solo con il potenziamento e non con la riduzione della rappresentanza. E allora?

L’Italia al tempo del gastropopulismo

“Quando il medium comunicativo tra gli individui sono le viscere, allora non si pone più la difficoltà della riflessione… Non si dà più la lungaggine del pensiero, ma la subitaneità dell’azione pura. Non l’uomo razionale, ma l’animale impulsivo. Non la pietà, ma l’empietà. Non l’umano, ma il disumano”. Una lettura in chiave filosofica del Turbopopulismo di Revelli e Telese

Riduzione dei parlamentari, perché no!

In primavera, verosimilmente a maggio, ci sarà il referendum costituzionale per confermare o vanificare la riduzione dei parlamentari approvata dalla Camere. Dire di No a tale riduzione è impopolare ma necessario. La crisi della politica è indubbia ma per risolverla occorre recuperare, non azzerare, la rappresentanza.