Chi comanderà in Italia dopo il Covid?

Chi comanderà in Italia dopo il Covid? Crescerà il potere delle forze armate, arruolate nella battaglia contro il virus? E quello della Protezione civile, impegnata a supplire le inefficienze della sanità regionale? Ma, soprattutto, lo Stato saprà riprendere il comando e spingere le imprese a investire per migliorare l’ambiente e ridurre le diseguaglianze?

Cortocircuito di Capodanno

Nel sito del “Corriere della Sera” dell’ultimo dell’anno campeggia un’immagine che riecheggia la pubblicità del TAV. Ad essa si affianca un’intervista alla ministra dell’interno che invoca investimenti paventando, in difetto, turbolenze per l’ordine pubblico. Quasi ad anticipare una stagione di repressione di chi protesta. Difficile augurare buon 2021.

Isole nella corrente

La cecità dei potenti della terra è degna delle grandi saghe mitologiche: il diluvio universale, Deucalione e Pirra, Gilgamesh… Non abbiamo molti strumenti per fermare questa deriva. Però possiamo testimoniare. Raccogliere sotto la sigla “isole nella corrente” le disparate attività di piccoli nuclei accomunati dalla fame di un mondo diverso.

Buio a mezzogiorno

Mentre la pandemia ha ripreso la sua corsa, facendosi beffe delle misure di contenimento, nel nostro Paese l’incertezza sul futuro e il balletto sulle misure da adottare si accompagnano a personalismi intollerabili e manca finanche un confronto chiaro ed esplicito sulle strategie per assicurare un diverso modello di sviluppo.

L’Italia dei golpe

Tra il 1964 e i primi anni ’70 l’Italia ha conosciuto tre tentativi di colpo di Stato: il «piano Solo» del generale De Lorenzo, il golpe bianco di Edgardo Sogno e quello di Junio Valerio Borghese. Impropriamente sono stati declassati a operette. Ma senza fare i conti con quegli eventi non si capisce un periodo decisivo della storia del Paese.

Tassazione e irrazionalità politica

C’è una proposta di togliere l’IMU sulle seconde case e di introdurre una patrimoniale sulla ricchezza superiore ai 500 mila euro. Se ne avvantaggerebbero i più poveri e una parte del ceto medio, mentre a “perderci” sarebbero solo i più ricchi. Ma la politica si straccia le vesti e grida alla “rapina di Stato”.

Pubblico, tra falsi e veri onori

L’importante per l’establishment è che il pianeta lavoro e le condizioni dei lavoratori restino immutati (o magari peggiorino ulteriormente). Ne danno un saggio scolastico, in un recente articolo, Boeri e Perotti rispolverando luoghi comuni come il conflitto tra il diritto al contratto e quello al lavoro e derubricando a “non lavoro” il “lavoro agile”.