Contro la democrazia del leader

Il tempo della pandemia propone un’impennata nel processo, da tempo in atto, di verticalizzazione della politica e di concentrazione dei poteri nelle mani del Governo. Il rischio è di avvicinarsi a una forma di democrazia decidente, incentrata su un unico soggetto, un leader carismatico che assuma le vesti di “capo democratico”.

Costruire la società della cura

Uscire dalla crisi della politica indotta dal prevalere dell’individualismo e della cultura del profitto non sarà facile. Per farlo occorre porre al centro l’idea della cura: di sé, del prossimo, degli altri e delle altre, vicini/e e lontani/e, dell’ambiente. È il progetto della Società della Cura che scende in piazza il 21 novembre in tutto il Paese.

Occuparsi dei diritti civili in piena pandemia?

La proposta di legge contro l’omofobia è stata approvata alla Camera e passa, ora, al Senato. La strada per il varo definitivo è ancora lunga. Ma un primo passo è stato fatto. È un buon segnale che ciò sia avvenuto in un periodo drammatico come questo: perché è nei momenti difficili che bisogna preoccuparsi dei diritti di tutti e di tutte.

È il momento della responsabilità

A primavera il Governo aveva risposto in modo adeguato all’irrompere della pandemia. Per questo andava difeso. Ma oggi il giudizio va ribaltato: di fronte al ritorno del contagio l’esecutivo si è mostrato impreparato e incapace di una visione generale. E non consola il fatto che analoga incapacità abbiano mostrato le regioni e l’opposizione.

Per il sindacato è necessaria una nuova strategia

In ogni parte del mondo il sindacato è sulla difensiva e attestato sul verbo della concertazione sociale. È una scelta perdente. Occorre riacquistare un forte radicamento nei luoghi di lavoro e rimettere al centro il conflitto. Solo così è possibile rovesciare i rapporti di forza e far sì che a chiedere il dialogo siano gli imprenditori.