La sinistra che perde (riflessioni a margine della morte di Berlusconi)

La scomparsa della sinistra nell’epoca del trionfo del capitalismo ha molte cause. Tra queste ce n’è una, evidenziata dall’accettazione supina del lutto nazionale per la morte di Berlusconi, che si potrebbe definire “servitù volontaria”. È tempo di capire che la sinistra non può limitarsi a combattere l’ingiustizia, ma deve combattere gli ingiusti.

“Senza casa, senza futuro”: universitari e non solo

A oltre un mese dall’inizio della colorita protesta degli studenti contro il caro affitti il quadro è immutato. In Italia solo il 5% degli studenti universitari vive in uno studentato pubblico (contro una media europea del 18%) e i prezzi degli affitti sono sempre più alti. È lo specchio di un Paese in cui manca un piano casa strutturato, con politiche in grado di rispondere alle necessità delle persone e ai problemi dei centri storici.

Umanità dispersa: quando la morte non è una livella

Sono disperse nell’Oceano Atlantico cinque persone ricche che erano a bordo di un sommergibile. Sono disperse nel mar Mediterraneo 500 persone povere che erano a bordo di un peschereccio. Dieci navi e diversi robot sottomarini stanno cercando i cinque turisti in fondo all’oceano. Per i 500 poveri si attende che eventualmente il mare restituisca i corpi. Non è vero che la morte è una livella.

Capire: il ruolo (dimenticato) dell’intellettuale

Per il pensiero dominante “spiegare è già giustificare”. Così, con riferimento alla guerra in Ucraina (come in passato di fronte ad alcuni attentati islamici), chi esce dal coro e prova a ragionare è coperto di contumelie. Accade, in questi giorni, a Moni Ovadia. È un atteggiamento tanto facile quanto fallace. Perché il compito dell’intellettuale è quello riassunto nel motto di Spinoza: «Non ridere, non piangere, ma capire».

Imposizioni di Governo e autonomia dell’Università: un contributo dalla Spagna

«Ho saputo della scelta del rettore dell’Università per stranieri di Siena di rifiutare l’adesione al lutto nazionale per la morte di Silvio Berlusconi, mentre ero a Madrid nella mia Università. È una decisione saggia ed equilibrata che gli fa onore. Se Tomaso Montanari è colpevole di difendere i valori della Costituzione della Repubblica Italiana, anche io mi sento colpevole».

Un’omelia fuori luogo

Incredibile omelia quella dell’arcivescovo di Milano per i funerali di Silvio Berlusconi: un inno alla autorealizzazione edonistica insofferente di ogni vincolo etico e sociale. Nessun cenno agli altri, in particolare agli ultimi e ai penultimi. Era lecito attendersi ben altro, nella tradizione di S. Ambrogio: un pietoso affidamento espresso con parole come «È un uomo e ora incontra Dio».

Le bandiere della Stranieri oggi non sono a mezz’asta

All’Università per Stranieri di Siena oggi le bandiere non sono a mezz’asta, come pure vorrebbe il Governo. L’università non è una prefettura: è una comunità scientifica che costruisce un progetto di educazione, cioè di pieno sviluppo della persona umana e di formazione alla cittadinanza. Se si inchina nell’omaggio alla figura di Silvio Berlusconi perde ogni credibilità educativa, e morale. E, da rettore, nel mio piccolo, non mi adeguo.

Violenza di polizia

Gli abusi e le violenze di polizia accertati a Verona non sono un caso isolato. C’è un filo rosso che li collega a numerosi precedenti altrettanto gravi e ne fa una triste costante. Non basta, per sradicarli, un sussulto di responsabilità interno (pur doveroso). Occorrono una seria analisi autocritica su quanto è accaduto e l’adozione di strumenti di controllo e trasparenza veicolati da un osservatorio pubblico permanente.

La scuola tra interventi educativi e cani poliziotto

Una scuola superiore, un allarme antincendio, controlli antidroga nelle aule, un professore censurato per aver denunciato l’accaduto su Facebook. È solo uno dei blitz delle forze dell’ordine in aule scolastiche alla ricerca di droga. Contro ogni evidenza educativa. Perché, come dice un preside: «Non sopporto l’idea che un cane punti un ragazzo, mi ricorda brutte cose del passato… Preferisco puntare su psicologi, educatori, tutor».

In Spagna si chiude un ciclo: e ora?

La vittoria delle destre nelle amministrative spagnole chiude un ciclo politico, pur ricco di cambiamenti positivi. A fronte di ciò la scelta di Pedro Sánchez di andare a elezioni politiche anticipate è l’estremo tentativo di scuotere l’elettorato progressista rimasto in parte a casa il 28 maggio e di chiamare al senso di responsabilità gli alleati di governo in lite perenne per conquistarsi uno spazio al sole.