Israele, la democrazia, la giustizia internazionale

Il deferimento di Israele alla Corte internazionale di giustizia con l’accusa di genocidio è un fatto dirompente anche per il tentativo, in esso insito, di rimettere al centro della questione palestinese il diritto. Vengono così al pettine numerosi problemi che riguardano, insieme alla guerra, lo stesso assetto democratico dello Stato di Israele, l’effettività del principio di uguaglianza, il concetto di limite.

Gaza: il buio oltre la strage

Dopo 90 giorni, si intravedono i progetti di Israele su Gaza. Il ministro delle Finanze propone l’emigrazione forzata degli abitanti e quello della Difesa ipotizza una soluzione “mista”, con la ricostruzione affidata a una forza internazionale a guida Usa, gli affari civili gestiti dai palestinesi e la sicurezza mantenuta da Israele: progetti divergenti che hanno, peraltro, in comune l’impraticabilità.

Il carcere scoppia? C’è una risposta possibile e razionale: il numero chiuso

In Italia il carcere scoppia. Così cresce la violenza, non vengono tutelati i diritti più elementari e aumenta il tasso della recidiva. In mancanza di una radicale riforma del sistema penale c’è un solo modo per invertire la tendenza: prevedere il numero chiuso in carcere, come già avviene nelle università e negli ospedali. Non è una provocazione né un’idea bizzarra, ma un esercizio di sano realismo.

«Gaza e la reticenza della stampa: la necessità di chiamarsi fuori»

«Magari fra decenni, ma in tanti si domanderanno dove eravamo mentre decine di migliaia di persone finivano sotto le macerie a Gaza. Questo massacro ha una scorta mediatica che lo rende possibile. Questa scorta siamo noi. Non avendo alcuna possibilità di cambiare le cose, con colpevole ritardo mi chiamo fuori»: così il giornalista Raffaele Oriani ha comunicato la fine della collaborazione con “la Repubblica”.

“Il verde vince”? È possibile, ma nel conflitto

La crisi climatica si supera solo liberandoci dalla dipendenza dal carbone e dal nucleare. La tecnologia e la scienza oggi lo consentono. Ma le grandi lobby petrolifere e le destre a livello mondiale si oppongono. Per uscire dall’impasse occorre, da parte delle forze progressiste, una scelta di campo netta e irreversibile, nella consapevolezza che, come tutte le grandi trasformazioni, anche quella ecologica non avverrà senza conflitti.

Contro il fascismo: ora, ragazze e ragazzi, tocca a voi!

“L’insediamento di Giorgia Meloni alla presidenza del Consiglio è un fatto devastante. Il fascismo non è più un pericolo, è una realtà, seppur in divenire. E la tragedia maggiore è l’accettazione passiva. Non so se parlare di indifferenza o di servitù volontaria. Ma so che non è mai troppo tardi per reagire. Una strada alternativa esiste: capire e non arrendersi mai. Giovani, tocca a voi!”. Questo il testamento politico di Gastone Cottino.

L’intelligenza artificiale in tribunale: la denuncia del New York Times

Il New York Times ha fatto causa a OpenAI e a Microsoft accusandole di utilizzare massivamente e abusivamente le sue pubblicazioni giornalistiche per alimentare e “istruire” i propri sistemi di intelligenza artificiale. Il procedimento ha suscitato grande scalpore. Giustamente, perché ad essere coinvolti, oltre al diritto d’autore, sono gli effetti delle nuove tecnologie sul modo di percepire e interpretare la realtà

2024. Un augurio per la sinistra: saper interpretare i segni

Gli auguri dovrebbero essere un veicolo per interpretare i segni che ci circondano. Oggi invece ci si ferma ad essi, senza andare oltre. Eppure, per incidere sulla realtà bisogna toccarla e non limitarsi alle immagini di superficie. L’anno che viene ci metterà alla prova con le elezioni europee, quelle americane e il protrarsi delle guerre. Non basterà guardare chi vince e chi perde. Dovremo capire dove stiamo andando e perché.

2024: nuovi venti di guerra da Israele

Che anno sarà il 2024? Fare la pace in Medio Oriente significherebbe fare nascere un vero Stato palestinese sulla porzione di Palestina storica ancora non formalmente israeliana. Ma è un’impresa impossibile senza un impegno dell’Occidente di cui non si vede traccia. Così il rischio è un’estensione del conflitto con una guerra aperta tra Israele e Iran. Le premesse ci sono tutte.