Francesca Paruzzo è dottoressa di ricerca in Diritti e Istituzioni presso l'Università degli Studi di Torino e avvocato.
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Dopo anni di attesa la maggioranza ha varato un testo sull’accesso al suicidio medicalmente assistito. Dire che è un testo deludente è dir poco: tutto, infatti, sarà più complesso di quanto già non sia. Di più: saranno ristrette le ipotesi di accesso e, in ogni caso, potrà accedervi solo chi può permettersi di pagare un medico, un infermiere, la strumentazione e il farmaco letale. Anche se è ricoverato in un ospedale pubblico.
Ancora una volta è stata la Corte costituzionale ad ampliare il concetto di famiglia. Lo ha fatto dichiarando che, in caso di bambino nato a seguito di procreazione assistita, anche la donna che ha espresso il consenso a tale pratica nella prospettiva di una genitorialità condivisa, può assumere il ruolo di genitore. I media hanno parlato di figli con due mamme; in ogni caso, la famiglia “tradizionale” cessa di essere l’unica possibile.
«Fuori della Costituzione e del diritto non c’è la sovranità, ma l’arbitrio popolare, non c’è il popolo sovrano, ma la massa con le sue passioni e con la sua debolezza»: sono parole di un maestro del diritto costituzionale incomprensibili per Salvini e Meloni, convinti che la vittoria elettorale legittimi tutto (anche le più clamorose violazioni di legge). Questa ignoranza-insensibilità è il maggior pericolo per la Repubblica.
La censura è una regola in tempi di guerra. Lo stiamo sperimentando anche in questo sito, con la rimozione da parte di Facebook di due articoli di Valentina Pazé e di Sergio Labate sulla Palestina. Non ce ne stupiamo, ma segnaliamo come ogni opinione online è oggi monitorata da piattaforme digitali in grado di rimuovere con un semplice click anche le violazioni dei diritti umani. A proposito di libertà di informazione…
Il suicidio assistito è attualmente consentito, a seguito di un primo intervento della Corte costituzionale, in caso di patologia irreversibile, sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili per il paziente, sua capacità di prendere decisioni libere e consapevoli, dipendenza del paziente da trattamenti di sostegno vitale. Nella inerzia del legislatore, è di nuovo la Corte a estendere e razionalizzare quest’ultimo requisito.
Il 4 marzo 2024 il Parlamento francese ha deliberato l’inserimento in Costituzione del diritto della donna di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza. Parallelamente in Italia gli ostacoli di fatto all’esercizio di tale diritto vengono integrati con proposte di legge che prevedono pressioni sulla donna, da parte dei sanitari, per indurla a non abortire e la possibilità di ingresso nei consultori di associazioni “pro vita”. Facile cogliere l’impotanza della decisione francese.
Il New York Times ha fatto causa a OpenAI e a Microsoft accusandole di utilizzare massivamente e abusivamente le sue pubblicazioni giornalistiche per alimentare e “istruire” i propri sistemi di intelligenza artificiale. Il procedimento ha suscitato grande scalpore. Giustamente, perché ad essere coinvolti, oltre al diritto d’autore, sono gli effetti delle nuove tecnologie sul modo di percepire e interpretare la realtà
L’impianto costituzionale della Repubblica impone che il rapporto tra uniformità e differenziazione non sia sbilanciato a vantaggio di istanze di maggiore autonomia. La rottura di quell’equilibrio – evidente nella bozza di autonomia regionale differenziata presentata dal ministro Calderoli – mette a rischio la tenuta del sistema, che può essere regionale nell’articolazione, ma che resta nazionale nei principi.
Negli ultimi anni la violenza fascista si è riaffacciata in Europa. Ciò, come segnala la risoluzione 25 ottobre 2018 del Parlamento europeo, non è un esercizio di libertà ma un attacco alla democrazia e non può essere tollerato, in qualsiasi forma si manifesti. La “questione fascista” è definitivamente chiusa, nel nostro Paese, con la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione.
La richiesta di referendum per l’introduzione nel nostro sistema dell’eutanasia legale ha superato il numero delle firme previste, raggiungendo la cifra record di un milione e 200mila. Restano, peraltro, molti dubbi sull’idoneità della soluzione referendaria a dare risposta, nella colpevole inerzia del Parlamento, alle giuste esigenze emerse nella realtà sociale.