Per non soccombere: mettere al centro la crisi climatica

La crisi climatica non è meno grave di quella pandemica. Se non viene affrontata con lo stesso impegno è perché le sue vittime stanno soprattutto nelle frange sociali più deboli e nei paesi alla periferia del mondo capitalista. Ciò evidenzia l’indissolubile connessione tra la giustizia sociale e quella ambientale. Per questo, se non cambia registro e non affronta di petto la questione del clima, non c’è futuro per la sinistra.

Giornalismo. Non solo Ranucci e Mentana

Stai con Sigfrido Ranucci o con chi lo epura? È vero che, come dice Mentana, “La 7” nega la par condicio a Meloni? Il futuro del giornalismo sta nella fuffa quotidiana di Paolo Mieli e nell’inseguimento della vittima di turno da parte di cronisti che usano il microfono come arma? In attesa di risposte, Telemeloni impera e si intensifica la concentrazione (naturalmente a destra) della carta stampata. Ma questo non sembra interessare nessuno.

Agli Europei non far sapere, ovvero il “mondo libero” e la censura

Un regolamento del Consiglio dell’UE, adottato con carattere di temporaneità all’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina e poi diventato permanente, mette fuori legge nel territorio dell’Unione le trasmissioni di “Russia Today” e di altre emittenti russe. La violazione del divieto è considerata un reato punito con pena detentiva. E’, all’evidenza, una censura che può rappresentare l’inizio della fine del “mondo libero”.

“Si è rotta internet”: l’incredibile vicenda di Autistici/Inventati

Autistici/Inventati è da 25 anni una delle poche esperienze di autogestione digitale italiana. Fino a ieri, quando l’Amministrazione Usa l’ha inserita tra le “organizzazioni terroristiche globali” perché colpevole di “offrire i suoi strumenti e servizi solo a soggetti appartenenti alla sinistra radicale”, inibendole così la prosecuzione dell’attività. Ad essere sotto attacco è la libertà di tutti.

Woke all’italiana. A proposito di un “allarme” di Giuseppe Conte

Giuseppe Conte lancia un allarme contro “gli eccessi” della cultura woke che impedirebbero alla sinistra di prestare la dovuta attenzione alle urgenze delle fasce più deboli. Difficile non condividere la denuncia delle omissioni e dei ritardi della sinistra, ma ancor più difficile è collegarli a un eccesso di attenzione ai diritti civili anziché all’adesione ai paradigmi neoliberisti. Meglio sarebbe tornare alla Costituzione.

Meta patteggia per 16 miliardi. Poteva andargli molto peggio

Meta, proprietario di Instagram e Facebook, tratto in giudizio da 29 Stati per avere consapevolmente favorito un uso compulsivo dei propri social da parte di minorenni, ha scelto di chiudere il procedimento con un patteggiamento di 16,7 miliardi di dollari. La cifra è all’apparenza enorme ma l’epilogo è, tutto sommato, un buon affare per l’azienda, che ha evitato così un crescente danno reputazionale e altri procedimenti.

E se il surreale dibattito sul “woke” servisse a svegliare la sinistra?

Il dibattito sui guasti del “woke” riguarda, nel nostro Paese, un fenomeno che non c’è e ha, dunque, un che di surreale. Ma può, forse, rilanciare l’indivisibilità dei diritti, richiamando la sinistra alle sue responsabilità nello smantellamento di quelli sociali. La speranza è un programma del centrosinistra che rilanci i diritti costituzionali nel loro complesso, senza discriminazioni e finanziandoli con un fisco realmente progressivo.

Le tasse diminuiscono? Sì, per i ricchi, ma aumentano per i poveri

Nonostante la propaganda governativa sostenga il contrario, negli ultimi tre anni le tasse, nel nostro Paese, sono aumentate. Ma non per tutti. La percentuale del totale delle imposte, infatti, aumenta fino al 51% per il 93% dei contribuenti partendo da quelli con redditi più bassi. Invece, per il 7% dei più ricchi, la percentuale scende dal 51% al 33%. Così la progressività fiscale è capovolta.

La Mostra del Cinema di Venezia volta le spalle al presente?

Dopo la Mostra del 2025, dominata dalle polemiche suscitate dalla lettera del collettivo “Artists for Palestine Italia” e nella quale non mancavano opere dal contenuto politico, quest’anno in concorso prevalgono film dedicati alla famiglia, alla coppia e alle relazioni interpersonali. Pareva fosse rimasta fuori dal coro la sola voce di Ali Asgari che racconta cos’è oggi vivere in Iran. Ma poi…