Essere semplici e radicali

Le elezioni non si vincono al centro, come vanno ripetendo da anni i generali di cento sconfitte. Le elezioni si vincono portando alle urne chi se ne è allontanato disgustato dalla sovrapponibilità delle proposte politice o chi non ha mai votato. Ma ciò – lo insegna il referendum sulla giustizia e lo dimostrano, nel mondo, leader come Sanders e Sanchez – richiede proposte semplici e radicali.

Uno spettro si aggira negli Usa: la manipolazione del voto

Le elezioni di midterm si avvicinano. E Trump non può perderle. Nel suo sistema e nella ideologia che lo sostiene la sconfitta elettorale non è un’alternanza ma un’usurpazione che va evitata con ogni mezzo, anche ridisegnando i collegi elettorali, limitando la platea dei votanti, diffondendo il sospetto di brogli, creando le condizioni per rinviare le elezioni in stati chiave. L’importante è non lasciare il voto in mano agli elettori.

Le molte ragioni contro la proposta di legge elettorale della destra

La proposta di legge elettorale della destra è inaccettabile non solo per la dichiarata volontà di impedire, con essa, la vittoria della parte avversa ma anche per la finalità strategica. La sua idea di fondo è che le elezioni devono servire a eleggere non il Parlamento, ma il Governo, dotandolo di una maggioranza assoluta non scalfibile. Di qui una serie di distorsione che meritano di essere evidenziate e denunciare.

Stati Uniti: come ti manipolo il voto

È il voto che garantisce la rappresentanza. Più è manipolato, più ci si allontana dalla democrazia. È quanto accade negli Usa dove, spesso, i collegi elettorali (maggioritari) vengono ridisegnati alla vigilia del voto, in modo da concentrare in un solo distretto o sparpagliare gli elettori e condizionare così i risultati. Da oggi, grazie a una sentenza della Corte Suprema, alla manipolazione politica si può sommare quella razziale.

Diritto di voto e percorsi di emancipazione femminile

Il diritto delle donne di votare e di essere votate ha, nel nostro Paese, una data: il 2 giugno 1946. È una tappa fondamentale dell’emancipazione femminile. Ma, per raggiungere quel traguardo, le donne italiane avevano incontrato seri ostacoli e combattuto molte impegnative battaglie. E altri ostacoli sono emersi anche dopo la Costituzione e sono tuttora presenti. Ad alcuni aspetti di questo percorso è dedicata la TALPA qui proposta.

Diritto di voto e percorsi di emancipazione femminile

Il diritto delle donne di votare e di essere votate ha, nel nostro Paese, una data: il 2 giugno 1946. È una tappa fondamentale dell’emancipazione femminile. Ma, per raggiungere quel traguardo, le donne avevano incontrato seri ostacoli e combattuto molte battaglie. E altri ostacoli sono emersi anche dopo la Costituzione e sono tuttora presenti. Ad alcuni aspetti di questo percorso è dedicata la TALPA qui proposta.

10 marzo 1946: votare ed essere votate

Esattamente ottant’anni fa, il 10 marzo 1946, con il decreto legislativo luogotenenziale n. 74, le donne italiane conquistarono la pienezza del diritto di voto. Fu un passaggio fondamentale, anche sotto il profilo simbolico. Ad esso seguì poi, il 2 giugno, una massiccia partecipazione femminile al voto nel referendum che sancì l’avvento della Repubblica con un’affluenza ai seggi dell’89,08 per cento degli aventi diritto.

Referendum: il non-voto dei fuori sede

La democrazia italiana è sommersa da una grave crisi di partecipazione. Il numero dei votanti diminuisce in ogni elezione. Cosa fanno, a fronte di questa emergenza, il Governo e la maggioranza parlamentare? Escludono dal voto referendario i cosiddetti “fuori sede”, pur ammessi, con provvedimenti ad hoc, nelle ultime elezioni. Difficile pensare che non si tratti di un calcolo di (ritenuta) convenienza politica.

Il Cile al voto tra occasioni perdute, incubi e speranze

Nei 35 anni dalla fine della dittatura, il Cile ha riacquistato le libertà politiche e si è modernizzato, ma non ha risolto i suoi vecchi problemi. I sei presidenti che si sono succeduti, compreso Gabriel Boric, non sono andati oltre un cocktail di modernità e disuguaglianza. Di qui una delusione diffusa cavalcata dalla destra con il rischio di un ritorno, nel voto di domenica, alla stagione di Pinochet: esito spaventoso ma possibile.

Referendum: come disarmare l’astensione

La sconfitta referendaria impone una riflessione sulll’orientamento della società e sullo stato di salute del sindacato. Ma anche sui meccanismi dell’istituto referendario, snaturati da una astensione strutturale. Per combatterla basterebbe prevedere che il referendum è valido e la proposta approvata se i Sì sono almeno un quarto più uno del corpo elettorale (com’è ora), indipendentemente dal numero dei votanti.