Stato d’assedio. La nostra vita

Ogni sfera della nostra vita è in stato d’assedio. Che hanno in comune i migranti, i carcerati, i precari, gli ansiosi, gli impoveriti, coloro che subiscono la guerra, gli sfollati? Che sono tutti assediati. E se provano a scappare, chi sta sul trono del mondo può mirare e sparare. Ma anche sotto assedio non resta che tenere fede al profumo del cedro, al rumore del mare, al disprezzo per i carnefici e alla simpatia per le vittime.

La polizia, la destra, la sinistra

Nel nostro Paese, l’organizzazione delle forze di polizia è ancora lontana da una concezione democratica. Per ragioni storiche (che affondano le radici nella continuità dello Stato repubblicano con quello fascista) e per mancanza di controlli adeguati. Ma anche per le coperture della destra e le timidezze della sinistra, incapace di prendere le distanze e di criticare atteggiamenti e operazioni pur meritevoli di censura.

Askatasuna, No Tav e le nuove frontiere della repressione

La Procura di Torino contesta a 16 militanti di Askatasuna e no Tav il reato di associazione a delinquere per commettere atti di resistenza a pubblici ufficiali. I ministeri degli interni e della difesa chiedono agli stessi militanti risarcimenti milionari per le attività info investigative e di tutela dell’ordine pubblico e per danni di immagine. C’è da non crederci, eppure sono le nuove frontiere della repressione.

Dopo Ramy: violenza, ordine pubblico, ipocrisia

In alcune manifestazioni di protesta per la morte di Ramy Elgaml ci sono stati scontri tra dimostranti e forze di polizia. Come, in casi analoghi, a Los Angeles, a Lione o a Londra. Ma la maggior parte della politica ha preferito ignorare le ragioni della protesta e invocare repressione per i manifestanti e impunità per la polizia. Ancora una volta, meglio raccattare qualche voto in più che affrontare i problemi…

Noterelle dal carcere: «Cose che succedono…»

«Niente, prof., cose che succedono». Così, all’insegnante, un ragazzo sceso a scuola con il volto tumefatto. Succede, appunto, in carcere. Ci si picchia per sgarbi, per il potere in sezione, per debiti contratti. Parlarne non conviene. I lividi da blu divengono giallognoli, fino a confondersi con le cromie della pelle. E tutto passa. Tutto, salvo le dinamiche carcerarie che restano sempre le stesse.

La violenza è del Governo

Esponenti del governo evocano il clima di odio e di violenza, scenari di altri tempi, per criminalizzare le manifestazioni degli studenti. Ma, a ben guardare, la violenza – che certo non è mai accettabile in democrazia – la esercita soprattutto il Governo: contro la magistratura, contro i migranti, contro chi dissente. Il tutto condito dal vittimismo di un potere che travalica i suoi limiti e pretende di incarnare anche l’oppresso dal potere.

Violenza e democrazia. La riflessione e la propaganda

La violenza è compatibile con la democrazia? È la domanda (retorica) che si pone Ernesto Galli della Loggia a proposito della guerra distruttiva di Israele a Gaza a cui segue l’aberrate affermazione che i sistemi democratici, per vincere il male, possono sacrificare masse inermi di persone. È uno dei segni della crisi, anche concettuale, della democrazia e, con essa, della fine dell’egemonia occidentale sul mondo.

La Palestina fuori fuoco

Il popolo palestinese viene sradicato dalla sua terra, saccheggiato del suo nome, spogliato della sua storia e cultura e sottoposto a uno sterminio. Il tutto con la complicità di “intellettuali” il cui compito principale sta nel fornire autorità e autorevolezza alla menzogna in cambio di forti profitti. Anche per questo è un segnale importante l’iniziativa di Anpi di sostenere l’ospedale di Emergency a Gaza.