Spetta sempre alla sinistra salvare la democrazia

La propensione di moderati e liberali a ritrovarsi con la destra reazionaria è una costante. Lo abbiamo visto, in Italia, con Berlusconi ma lo stesso sta accadendo in gran parte d’Europa. In Svezia, in Olanda e oggi in Francia. Qui, peraltro, c’è una novità: la costituzione del Nuovo Fronte Popolare, con un programma comune riformatore. A salvare la democrazia deve pensarci sempre la sinistra…

Cambiare rotta, una volta per tutte

Il risultato delle europee deve essere la base fondativa di una nuova strategia della sinistra radicale. Si può fare politica in tanti modi, anche senza sbocchi elettorali. Ma se si segue questa via non ci si può rassegnare a reiterare sconfitte. Occorre, al contrario, progettare sin da ora alleanze per la cacciata di questo governo, per impedire la catastrofe di una nuova rovinosa legislatura Meloni e segnare una possibile svolta.

Elogio della speranza

Quello di oggi non è il migliore dei mondi possibili, ma solo pensando che sia migliorabile si può partecipare alla vita sociale e politica del paese. La speranza, l’entusiasmo, l’utopia sono le precondizioni di ogni cambiamento e aiutano a parlare, oltre che alla ragione, ai sentimenti delle persone. È tempo che la sinistra ne prenda atto, esca dal ripiegamento su se stessa e riprenda l’utopia di un mondo più giusto.

Il caso Toti e la sudditanza della politica all’economia

La corruzione a volte – l’ultimo scandalo ligure insegna – si sostanzia in serate a Montecarlo, borse firmate, orologi e via elencando. Ma quel che è ancora più grave è la corruzione endemica e penalmente irrilevante, cioè la sudditanza della politica all’economia che produce decisioni improvvide e inutili solo per ingraziarsi questo o quel gruppo economico e acquisire così consenso e voti. Ed è, purtroppo, la regola.

«Ti voto solo se asfalti la strada di fronte a casa mia»

Il divorzio tra governanti e governati è ormai una caratteristica costante delle democrazie, con i primi proiettati in un narcisismo acritico spesso conflittuale anche con i partiti di riferimento e i secondi privi del supporto di corpi intermedi in grado d’intrattenere rapporti non strumentali o personalistici con la politica. L’obiettivo di ciascuno diventa così il puro perseguimento di interessi individuali.

Dall’hard al soft: strategia della tensione 2.0

Le proteste contro la guerra fanno tremare le classi dirigenti dell’Occidente. Da qui una versione aggiornata della strategia della tensione: i media producono e diffondono, a partire alle manifestazioni pro-Palestina, un senso di panico, dipingendo i dimostranti, seppur senza fondamento, come intolleranti, violenti, potenziali terroristi. E la criminalizzazione del dissenso favorisce l’irrigidimento autoritario del sistema.