Un insulto alle vite dei palestinesi

L’interrogativo è se quello di Trump è un piano di pace o per proseguire la guerra. Il dubbio ci assale per una frase inquietante pronunciata dal presidente americano in sintonia con Benjamin Netanyahu: se Hamas rifiuterà il piano, Israele avrà «il sostegno totale degli Stati Uniti» per proseguire la sua guerra. Non solo, ma il piano è un insulto a ogni principio del diritto internazionale e affossa ogni embrione di Stato palestinese.

L’obiezione di coscienza della Flotilla, la bestemmia di Netanyahu

Dire di fronte all’Assemblea delle Nazioni Unite, come ha fatto Netanyahu, «lasciateci finire il lavoro», è una bestemmia e un’offesa alla verità e alla memoria. Di fronte a una simile enormità, la Global Sumud Flotilla, lungi dall’essere un’iniziativa “irresponsabile”, è un appello all’umano, un gesto estremo contro l’ingiustizia e la complicità.

Che cosa unisce la moltitudine che si mobilita per Gaza?

Che cos’ha in comune la marea di persone che ha invaso le piazze per gridare la propria solidarietà con Gaza? Ha in comune una lunga tradizione di illusioni e di speranze e una voglia insopprimibile di pace e di una vita decente. Se un giorno questo non-popolo riuscirà a darsi un nome e un aspetto, farà muovere il mondo e lo si sentirà da lontano.

Tre iniziative per una nuova stagione politica

Il dopo estate si annuncia impegnativo. Per prepararlo fioriscono le iniziative, centrate su pace, clima, diritti. Tra le altre: “Addio alle armi”, organizzata da Sbilanciamoci! (Cernobbio, 5-6 settembre); “Se vuoi la pace prepara la pace”, organizzata da Scuola di formazione politica Gea (Trevignano, 5-7 settembre); “Fermare l’economia di guerra. Riprendersi il futuro”, organizzata da Attac (Cecina, 12-14 settembre).

Immagini del disastro: fare il deserto e chiamarlo pace

Le parole di Calcago, capo dei Caledoni, sulla pace secondo i Romani, riportate da Tacito alla fine del primo secolo d.C., sono tragicamente attuali. Pace a Gaza, per Israele e per gli Stati Uniti, significa “occupare Gaza e colonizzarla, e non lasciare lì un solo bambino”. Così come la pace all’esito della seconda guerra mondiale fu distruggere la vita a Hiroshima. E farlo impunemente. Fino a quando qualcuno si ribellerà.

Il passo avanti dei BRICS

Il summit dei BRICS di Rio de Janiero segna una svolta. Un blocco in forte crescita economica e alternativo all’Occidente promuove il suo progetto strategico per rafforzare il Sud globale, riformare istituzioni come il Consiglio di sicurezza dell’ONU, realizzare pace e sostenibilità climatica, intaccare il primato del dollaro negli scambi commerciali. Va preso sul serio in questa epoca di transizione egemonica globale.