“Donna, vita, libertà”: senza le donne non c’è democrazia

Lo slogan curdo “Jin, Jiyan, Azadî” (“Donna, vita, libertà”) indica la centralità delle donne nella trasformazione democratica della società. Il “demos”, il popolo, non è davvero tale senza la presenza attiva delle donne. Per la loro intelligenza e sensibilità, e non solo per un dato quantitativo. Ma questo protagonismo non può trasformare la politica se non si manifesta prima nella società e nella famiglia.

Vademecum contro la militarizzazione delle scuole

È sempre più frequente, in questi tempi di bellicismo imperante, la presenza nelle scuole di uomini e donne in divisa per conferenze o lezioni relative alla sicurezza, alla legalità o addirittura alla promozione professionale del proprio corpo di appartenenza. È una pratica innaturale che veicola la cultura della guerra. Da qui un vademecum per illustrarne la nocività e per indicare le contromisure possibili.

È festa d’aprile

La grande festa d’aprile ci riconsegna intatta, ogni anno, la gioia e la fatica della Liberazione. Oggi intorno a noi crescono il razzismo, l’odio per la diversità, la pretesa della superiorità della propria cultura, l’egoismo sociale. Ma non dobbiamo arrenderci. La storia della Repubblica è appena incominciata, e tanto lavoro ci resta da fare. Continuiamo a camminare sulla strada della Liberazione e della Costituzione.

Unire le forze contro la guerra

Il mondo è dominato dalla guerra, non solo praticata ma anche apertamente rivendicata come strumento di soluzione delle controversie. Spetta all’Europa e, in essa, alla sinistra prendere l’iniziativa per costruire una prospettiva diversa. L’Europa è debole e la sinistra divisa ma è possibile individuare un obiettivo unificante: mettere fine alla guerra e ripristinare il dominio delle regole anche a livello internazionale

L’asse Roma-Berlino che non mi piace

Il cancelliere Merz preannuncia, per la Germania, l’esercito più potente d’Europa e l’Italia si aggrega, rigorosamente in tuta mimetica. È una prospettiva inquietante per chi ancora ricorda gli orrori della guerra. Per dissolvere l’inquetudine una possibilità c’è: un’Italia e un’Europa neutrali che si battano per il diritto internazionale, la diplomazia, la pace. Ma è una prospettiva che non sembra interessare i nostri governi.

Firenze città operatrice di pace

La pace è a rischio, a livello planetario, come mai negli ultimi decenni. E Firenze lancia un appello che si ricollega alla tradizione di Giorgio La Pira, di Mario Primicerio, di padre Ernesto Balducci e di molti altri. Di nuovo “Firenze città operatrice di pace” per un impegno concreto e corale contro il riarmo e per la rinascita di una cultura della non violenza a partire dalle scuole e fino all’invio di ambasciatori di pace nel mondo.

Quando il delirio bellicista seduce anche la sinistra

La corsa agli armamenti accomuna destra e sinistra, Meloni e Mattarella, militari e intellettuali. A guidarla è il mito della cosiddetta deterrenza. Eppure la storia insegna che armarsi porta, prima o poi, alla guerra e la realtà mostra paesi senza esercito che vivono in pace da decenni. In questa situazione opporsi al delirio bellicista, in cui c’è chi arriva a invocare “uomini risoluti a uccidere e a morire”, è una priorità assoluta.

La verità, la giustizia e la pace

Chi si prepara alla guerra dicendo che lo fa per evitarla, in realtà è disposto a farla e, se è disposto, la farà. Se non fosse disposto, dove starebbe la deterrenza? E allora? Al motto mentitore, diffusivo di guerre, opponiamone un altro, che viene dalla sapienza biblica, secondo cui il mondo si regge su verità, giustizia e pace. Per combattere il flagello delle guerre c’è molto da fare, ma predisponendo le condizioni della pace.