Un nuovo vangelo secondo Matteo?

Il papa di Roma continua, inascoltato, a predicare il vangelo secondo Matteo e a chiedere accoglienza per migranti e detenuti. Ma la nuova vulgata è quella di un altro Matteo e di una destra sedicente devota secondo cui «siamo stufi che in Italia entrino cani e porci» e, quanto ai condannati per gravi reati, bisogna «gettare le chiavi» e lasciarli «marcire in galera». Segno dei tempi?

Il bar del mondo. Ciao Delia

Il bar Hobbit, a Ventimiglia, era un bar di transito nei pressi della stazione. Ma Delia – pur incompresa e osteggiata – ne aveva fatto, sin quando aveva potuto, un rifugio per i migranti che, dopo viaggi interminabili si riposavano prima di ripartire per la Francia: un rifugio dove bere del caffè caldo, usare il bagno, asciugarsi, allattare i neonati, ricaricare il cellulare, parlare. Ora che Delia non c’è più, possiamo solo dirle: grazie!

Decreto flussi, la riforma che non cambia (quasi) niente

L’ennesimo decreto immigrazione del Governo Meloni è un insieme di norme eterogenee e disorganiche. Per quanto riguarda gli ingressi per lavoro, esso introduce alcune modifiche potenzialmente positive ma elude la questione di fondo dell’irrazionalità dell’attuale sistema fondato sull’incontro a distanza tra domanda e offerta e della necessità di prevedere la possibilità di ingresso per “ricerca di lavoro”.

Minori che scompaiono

Nel solo 2015, soprattutto per mare, sono arrivati in Italia 27mila minori non accompagnati. Da allora i loro numeri sono scesi per assestarsi, fra il 2022 e il 2023, sui 20mila. E’ una realtà importante, che spesso le istituzioni non vogliono vedere e affrontare, con il risultato che, negli ultimi cinque anni, dai centri di accoglienza italiani si sono allontanati, scomparendo nel nulla, 20mila ragazzi e ragazze.

Un hot spot a Pantelleria

C’è, a Pantelleria, un hot spot, utilizzato come luogo di primo soccorso e di identificazione dei cittadini stranieri in ingresso sul territorio italiano. Un report dell’Asgi ne descrive le condizioni evidenziando la detenzione in frontiera con sospensione delle garanzie costituzionali in tema di libertà personale, comunicazione con l’esterno, controllo giurisdizionale e accesso al diritto di asilo.

Dopo la morte di Satnam Singh. Il pasto è servito

La vicenda straziante, disumana, imperdonabile di Satnam Singh, bracciante agricolo abbandonato dal suo datore e morto dissanguato dopo un infortunio sul lavoro che gli era costato un braccio, urla vendetta: non contro un plausibile criminale, ma contro un sistema che tollera, giustifica, alimenta sfruttamento, violenza, dolore di persone invisibili e indifese, pur di consentire un piatto al costo più basso.

In morte di Satnam Singh: ribaltare le poltiche

Di fronte alla morte di un bracciante sfruttato e lasciato morire nelle campagne di Latina, non bastano le lacrime di circostanza. Bisognerebbe ripensare tutto e magari fare in mondo che i migranti restino nei loro paesi (come chiede la destra, e non solo) ma a condizione di restituirgli tutte le loro cose: le risorse naturali, il petrolio, l’oro, i diamanti, i legni pregiati, il gas, il coltan. Solo così, forse, capiremmo.