«Negli ultimi 5 anni sono spariti dai centri di accoglienza europei 51 mila minorenni non accompagnati. Di tutti questi ragazzi e ragazze, 20 mila sono scomparsi nel nulla in Italia», dice Angela Gennaro, giornalista, al dibattito torinese del Festival dell’Accoglienza ispirato dal saggio “Perdersi in Europa senza famiglia” (edito da Altraeconomia), fitto di dati e testimonianze che lo rendono particolarmente autorevole. Gennaro è una delle due autrici e completa la denuncia con questo argomento: «Non sappiamo quanti siano vittime di tratta, vi sono segnali inquietanti e indagini troppo spesso arenatesi. Tante sparizioni, tuttavia, sono volontarie. In modo particolare in Italia, i ragazzi scappano dai centri perché sul nostro territorio sono in transito per raggiungere le loro mete, soprattutto nel nord dell’Europa, dove hanno parenti o amici a far loro da riferimento. Ma c’è anche un altro motivo a motivarne la fuga: per esperienza diretta o per sentito dire sanno che dovrebbero rimanere nei centri, come in un limbo, anche un anno e mezzo e non hanno tempo da perdere. Sono venuti in Europa chi per mandare denaro a casa alle famiglie, chi per ripagare i trafficanti che ne hanno organizzato il viaggio, spesso le due cose si sovrappongono. In ogni caso tanti di loro hanno dei sogni e nelle maglie della burocrazia dei permessi quei sogni si perdono».
Nel solo 2015, soprattutto per mare, arrivarono in Italia 27 mila minori non accompagnati. Da allora i loro numeri sono scesi per assestarsi, fra il 2022 e il 2023, sui ventimila: realtà importante, meriterebbe molta più attenzione e risorse, ma si tende a non volerla vedere. Salvo quando non si da notizia di rivolte nelle carceri minorili, piene di ragazzi stranieri finiti in strada e rimastivi. Torino, città di accoglienza più di altre per il volontariato che la anima, non sfugge a questo fenomeno: le comunità sono piene e tanti minori vivono in strada. Anche la notte. Basta andare dalle parti della Dora, verso sera, per rendersi conto che il futuro di giovanissimi egiziani, gambiani, senegalesi è la piccola delinquenza.
Una volontaria, che ha fatto da tutrice a due fratelli egiziani finché sono stati minorenni, confessa il suo sconforto: «Dovevano mandare soldi a casa in fretta, i genitori glieli sollecitavano. Non avevano né formazione né prospettive di lavoro serio, sono finiti a spacciare legandosi ai giri della droga». Un’altra volontaria: «Hanno sogni, aspettative, certo. Ma non sono venuti a fare i delinquenti quelli che si fermano qui, almeno per un po’. Si rivolgono alle istituzioni, dove noi li indirizziamo. Ma spesso non vi trovano risposte».
CivicoZero, sede nei dintorni di Porta Palazzo dove gravitano non pochi minori stranieri, è un punto di riferimento dedicato loro, dal 2015, da Save the Children’s in collaborazione con il Comune: è stato aperto come sportello per dare informazioni e muoversi nella burocrazia, cercando di trovarvi accoglienza, ma lo si è pensato anche come un posto dove ricevere vestiti puliti e avere a disposizione una lavatrice per quelli sporchi. Il sito internet che ne ricorda le finalità dà notizia di 623 minori stranieri passati per quella sede e assistiti da CivicoZero, ma ciò che colpisce subito sono gli orari d’ufficio dell’iniziativa: dalle 10 alle 13 e, dopo l’intervallo per il pranzo, riapertura sino alle 17.30, dal lunedì al venerdì. Per chi vive in strada, di solito, l’ultimo dei problemi è di sintonizzarsi con gli orari della vita normale, di tutti noi altri. Anche per un altro motivo: in strada i ragazzi, specialmente i minori stranieri soli in tutto e per tutto, scoppiano molto più facilmente. Il segno più evidente è la rabbia che tanti si portano dentro. Sono restate aperte le ferite di un lungo e insostenibile viaggio dalla porta di casa, il passaggio per la Libia e le sue ignominiose galere, il lavoro forzato, le violenze di ogni genere subite, l’approdo in una terra promessa rivelatasi tutt’altro che ospitale.
Persino nelle comunità, per quanto animate dalle migliori intenzioni degli adulti che vi prestano servizio, possono nascere incomprensioni insostenibili per certi ragazzi che non reggono più il peso di tanta fatica affrontata e che li ha resi dei “praticamente quasi adulti sbilenchi” o, secondo il linguaggio di qualche figura istituzionale che deve occuparsene, dei “minori emancipati”. Lo fa capire chiaramente nel suo italiano essenziale Mohamed A., egiziano. Scese da un barcone su una spiaggia siciliana, aveva 9 anni e, sempre solo, salì a Torino. Non aveva una meta precisa, l’anno era il 2015. Mohamed era così piccolo e smilzo che trovò rapidamente rifugio in un posto speciale, “casa Miriam”, a Rubiana. Dove ha imparato a mettere insieme le lingue degli ospitanti e degli ospitati, tanto da meritarsi un ruolo nuovo per noi che si spera si moltiplichi: quello di mediatore fra pari, peer mediator. Alludendovi, Mohamed dice: «Prima, c’è bisogno di ascoltare questi ragazzi e che a farlo sia chi può comprenderli più facilmente. Tanti arrivano qui con una sola grande idea in testa: mandare i soldi a casa per mantenere le loro famiglie, ma scoprono subito che qui è tutta un’altra vita rispetto a come la immaginavano». Mohamed è appena diventato maggiorenne e tuttavia può insegnarci tante cose. Soprattutto ai sovranisti di casa nostra che, con il loro governo, hanno aperto le porte dei centri di accoglienza per adulti a minorenni soli, creando prospettive pericolose per le loro vite.
Una tale scelta non è stata dettata soltanto dall’indifferenza verso i più deboli. Ma è la diretta conseguenza di una politica di tagli al sistema di accoglienza dei minori, tali da depotenziare l’applicazione della normativa più avanzata in Europa per l’accoglienza e la protezione dei minori stranieri: la legge “Zampa” in vigore dal 2017. Eleonora Vilardi, avvocata dell’Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione), riassume la portata dell’abbattimento, di fatto, dei diritti riconosciuti a minori stranieri soli in Italia da quella legge: «Il rispetto della presunzione dell’età dichiarata, in attesa di accertamenti non incerti, come presupposto per ottenere subito l’iscrizione al servizio sanitario nazionale e l’avvio delle pratiche della domanda di asilo. Ciò avviene sempre di meno». Le fa eco Gennaro: «I minori stranieri non accompagnati hanno il diritto di non essere espulsi e di ricongiungersi con persone con cui siano in relazione». E aggiunge: «Al momento, la questione centrale è ancora un’altra: da parte di certe istituzioni si preferisce che questi ragazzi soli finiti nei centri di accoglienza, quindi i più vulnerabili, scappino e restino in strada, incrociando le traiettorie di vita di cui tutti siamo consapevoli».
