Nel territorio di Pantelleria, in una condizione di totale invisibilità, è attivo un centro hot spot, utilizzato come primo soccorso e identificazione dei cittadini stranieri in ingresso sul territorio italiano. Ad esso si riferisce un recente report dell’ASGI (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) conseguente a un sopralluogo effettuato dal 9 al 12 maggio 2024 .
Il report evidenzia come Pantelleria sia un importante punto di sbarco di persone di nazionalità tunisina provenienti dalla Tunisia. Ogni anno, infatti vi arrivano almeno 5mila persone tra donne, uomini e minori (solo dall’11 agosto 2023 al 18 marzo 2024 sono state 3.234). Durante la permanenza, i cittadini stranieri sono sempre privati della libertà personale, non possono telefonare liberamente (i loro telefoni cellulari sono sequestrati e le loro conversazioni sono ascoltate), vengono raccolte le loro generalità ma non viene formalizzata la volontà di richiedere asilo se non tramite procedure poco standardizzate e quindi difficilmente verificabili. La loro permanenza in Italia e la definizione della loro condizione giuridica sembra come sospesa, in un limbo giuridico e di fatto tra ingresso e non ingresso fino al loro arrivo a Trapani che può avvenire, a seconda delle condizioni meteo marine, anche a distanza di vari giorni. Infine, una volta giunti a Trapani, i cittadini stranieri dovrebbero essere trasferiti (incluse le donne e i minori) presso il CPR di Milo in attesa di essere dirottati presso i centri di accoglienza o in strutture di trattenimento. Peraltro il CPR di Milo a Trapani è chiuso da mesi proprio a causa delle condizioni incompatibili con qualsiasi forma di permanenza.
L’esperimento Pantelleria si conferma di estremo interesse alla luce della riforma dei Regolamenti sull’asilo approvati dal Parlamento Europeo. Nei Regolamenti sembrano essere recepite le più importanti e illegittime prassi viste a Pantelleria e quindi la sistematica detenzione in frontiera, la sospensione delle garanzie costituzionali in tema di libertà personale, di libera comunicazione con l’esterno, di controllo giurisdizionale e reclamabilità immediata dei propri diritti e accesso al diritto di asilo.
Nell’ambito del nuovo assetto normativo e di fatto, non ci si può non chiedere come queste esperienze conosciute in Italia ormai da anni e recepite nei nuovi Regolamenti saranno di fatto implementate sempre più in altri luoghi (si pensi al trasporto delle persone a bordo delle navi militari dal Mediterraneo centrale fino ai centri in Albania) o come potranno essere compatibili con la nostra carta Costituzionale, che ancora rimane centrale e imprescindibile nella tutela dei diritti fondamentali, inclusi quelli dei cittadini stranieri.
Qui il testo integrale del report
