Gaza-Cisgiordania: all’ascolto di un silenzio

Eliminazione sistematica e scientifica della popolazione civile, tortura di massa per fame e sete, distruzione di ogni presidio sanitario, “pulizia del territorio” con i bulldozer. Il tutto nella più perfetta impunità e nell’irrilevanza di ogni regola internazionale. Questo accade a Gaza nel silenzio complice dell’Occidente. Insieme al genocidio si consuma la fine delle democrazie, ridotte a opzione flessibile e, dunque, facoltative.

Il genocidio di Gaza e la complicità dell’Occidente

A Gaza, dopo una breve tregua, è ripreso l’annientamento scientifico e sistematico del popolo palestinese – uomini, donne, bambini – accompagnato dai bombardamenti di ospedali e dall’uccisione a freddo di medici e sanitari. Il Governo israeliano sta finendo di dilapidare il credito accumulato con la Shoah, ma la responsabilità del genocidio ricade anche sugli Stati Uniti e l’Occidente che lo hanno avvallato e lo avallano.

Perché ancora, e urgentemente, Rojava

Il Tribunale Permanente dei Popoli ha riconosciuto la Turchia colpevole di genocidio del popolo kurdo. L’importanza della sentenza va oltre quel, pur fondamentale, accertamento. Essa, infatti, è anche un atto d’accusa contro le complicità della comunità internazionale nel massacro di minoranze sopravvissute grazie a una cultura di pace e accoglienza e capaci di prefigurare un mondo diverso.

Armi e tecnologie, a chi conviene il genocidio

Israele non fermerà la guerra e noi occidentali non faremo nulla per frenare Netanyahu a causa degli interessi economici rilevantissimi del complesso militare industriale che fornisce armi a Israele e perché Gaza e i territori occupati sono il banco di prova per tecnologie di sorveglianza sofisticatissime che Tel Aviv esporta in tutto il mondo. Intanto sappiamo bene come e perché muoiono nella striscia e in Medio Oriente.

Il genocidio in stile occidentale

Gaza è ormai solo un ammasso di morti e di rovine. C’è di più. Il suo annientamento da parte di Israele e dei suoi alleati occidentali, lungi dall’essere un genocidio isolato, segna la fine di un ordine globale guidato da regole concordate a livello internazionale. È l’inizio, non la fine, delle campagne di massacro di massa del Nord globale contro le crescenti schiere di poveri e vulnerabili del mondo.

Una Norimberga per il Governo di Israele

In Palestina Israele, con l’appoggio incondizionato dell’Occidente, sta consumando l’annientamento di un popolo, senza fermarsi neppure di fronte ai bambini. Nessun peso, almeno nell’immediato, ha il diritto internazionale, costretto a cedere alle ragioni del più forte. Occorre un nuovo processo di Norimberga, un grande evento politico e di testimonianza, capace di diventare un archivio permanente del genocidio in corso.

A Natale i bimbi di Gaza chiedono solo di poter morire

Più di 444 giorni di vita sospesa a Gaza, e il mondo non si è fermato nemmeno per un momento a chiedersi: come sopravvivono due milioni di persone senza alcun orizzonte? Qui, se i bambini scrivessero a Babbo Natale, non sarebbe per chiedere giocattoli o regali. Chiederebbero solo una cosa: la morte, come fuga da una vita che ha rubato loro l’infanzia e distrutto i loro sogni.

Genocidio, difesa di Israele e antisemitismo

C’è chi, anche autorevole, contesta l’uso della parola genocidio per descrivere il massacro dei palestinesi a Gaza. A torto, stando alle definizioni delle convenzioni internazionali. Ma soprattutto è improprio affermare che l’uso del termine alimenterebbe l’antisemitismo. A ben guardare, infatti, sono i crimini e le distruzioni dell’esercito israeliano che resuscitano o alimentano i fantasmi dell’antisemitismo.

Violenza e democrazia. La riflessione e la propaganda

La violenza è compatibile con la democrazia? È la domanda (retorica) che si pone Ernesto Galli della Loggia a proposito della guerra distruttiva di Israele a Gaza a cui segue l’aberrate affermazione che i sistemi democratici, per vincere il male, possono sacrificare masse inermi di persone. È uno dei segni della crisi, anche concettuale, della democrazia e, con essa, della fine dell’egemonia occidentale sul mondo.