Giornalista pubblicista dal 2011. Caporedattrice dell’agenzia di informazione Nena News, collabora con diverse testate italiane, tra cui “il manifesto” (redattrice Foreign Desk) e “Left”. Ha pubblicato con Michele Giorgio Israele, mito e realtà. Il movimento sionista e la Nakba palestinese settant’anni dopo (Alegre 2018) e Cinquant’anni dopo. 1967-2017. I territori palestinesi occupati e il fallimento della soluzione dei due Stati (Alegre 2017)
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«Quell’immagine, che mostra il dottor Hussam Abu Safiya con indosso il camice bianco mentre cammina, solo, tra le macerie del suo ospedale, verso il carro armato israeliano in attesa di essere arrestato, grida del tradimento, di 14 mesi di genocidio in diretta tv che il mondo permette che prosegua».
Da Nablus a Gaza è ovunque la foto di Dino Zoff che alza la coppa del mondo del 1982. Venne dedicata alla Palestina «in segno di solidarietà con la nostra sofferenza». Sul punto storia e leggenda si intrecciano. Ma quel che certo è che qualcuno – il presidente della Federazione calcio, il presidente Pertini o un portiere silenzioso – ha dato voce a un’intenzione condivisa: regalare una coppa del mondo al popolo delle tende.
Dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre ci sono, nelle carceri di Israele, 6.220 arrestati tra cui 70 donne, 200 bambini e 50 giornalisti. Da allora, le visite dei familiari sono sospese. Si sa di oltre 10 morti in carcere. Per il resto le informazioni vengono solo da chi esce e parlano di torture, pestaggi, ossa rotte, fame, persino violenze sessuali.
«Secondo gli orientamenti della Corte internazionale di giustizia, le azioni di Israele negli ultimi tre mesi sono ingiustificabili e integrano un’ipotesi di genocidio. Se questo orientamento sarà modificato si confermerà che il diritto internazionale è selettivo e non protegge le popolazioni non bianche come i palestinesi di Gaza».
La scrittrice palestinese Suad Amiry: «Condanno con forza qualsiasi uccisione di civili. Ma intanto noi siamo lasciati a morire, non importa a nessuno. Il mondo assiste a bombardamenti di edifici con le persone dentro e si limita a guardare. Ma ciò che mi fa arrabbiare più è l’animosità europea e statunitense contro i palestinesi».
La Palestina è da tempo in una situazione drammatica e senza vie d’uscita. Intifada popolari, diplomazia a perdere, lotta armata dalla vita breve, attacchi individuali: nulla ha scalfito il sistema di segregazione israeliano. Questi “fallimenti” hanno un responsabile: la complicità internazionale verso il colonialismo israeliano d’insediamento, un colonialismo che accomuna oggi sia il Governo di estrema destra sia le proteste israeliane contro Netanyahu.
È iniziata la raccolta firme, lunga un anno, con cui una rete di oltre cento organizzazioni non governative europee e internazionali, movimenti di base e sindacati chiede che la Commissione europea discuta del blocco dell’importazione e dello scambio di merci con tutti gli insediamenti illegali costruiti in territori occupati con pratiche coloniali
Se ne va a 73 anni Gino Strada, una vita contro i conflitti e le diseguaglianze. Partì dal Ruanda con 12 milioni di lire. In 26 anni ha curato 11 milioni di persone in 19 paesi. Non mero pacifismo ma lotta attiva alle ingiustizie e alla guerra. Fino all’impegno forte per un vaccino universale.