Gaza. Chiamare il genocidio con il suo nome

Dobbiamo chiamare genocidio il genocidio. Per onorare i morti: uccisi anche in culla solo perché palestinesi. Nascondere questa terrificante evidenza non è difendere la memoria dei sei milioni di ebrei assassinati dal nazismo. Al contrario. Ci siamo detti che se Auschwitz fosse stato sotto gli occhi del mondo, il mondo sarebbe insorto. Oggi accade di nuovo: senza che il mondo insorga e nella complicità dei nostri governi.

Palestina: un genocidio in nome di Dio

Ci sono, nell’informazione sul genocidio in atto in Palestina, due omissioni gravissime. La prima riguarda il fatto che quello di Israele è, a differenza del colonialismo classico, un “colonialismo d’insediamento” che non si limita a sfruttare i nativi ma li caccia dai loro territori. La seconda è l’occultamento della circostanza che la cacciata dei palestinesi e il loro genocidio sono realizzati, ed è la cosa più terribile, in nome di Dio.

Il nazismo dentro di noi

Massacri e genocidi trovano alimento e copertura in posizioni che non riconoscono nell’altro l’umanità che viene attribuita a se stessi e al proprio gruppo socio-culturale. È questo il cemento ideologico che ha prodotto lo sterminio nazista del popolo ebraico, ritenuto, appunto, “razza inferiore”. Ed è la concezione che sta alla base del genocidio in atto a Gaza. È il nazismo che sta in noi e contro cui occorre vigilare.

Israele e Palestina: il problema non è (solo) Netanyahu

Anche in Occidente si ammette, infine, che Netanyahu è un criminale di guerra e che il genocidio di Gaza va oltre ogni limite etico. Ma a ciò si accompagna l’affermazione che tolto Netanyahu (cosa che, prima o poi, accadrà) ci sarà pace in Palestina. Non è così. Senza il superamento della concezione confessionale di Stato che anima Israele, la questione palestinese resterà irrisolta e l’orrore di Gaza si ripeterà senza fine.

L’allergia al diritto di Giorgia Meloni

L’Italia, insieme ad altri otto Paesi, contesta la Corte europea dei diritti dell’uomo per le sue decisioni e la sua giurisprudenza in tema di immigrazione. Contestualmente, in spregio delle convenzioni internazionali, conferma la propria politica di collaborazione militare con Israele. C’è un filo rosso che lega le due vicende: l’aspirazione di liberarsi dei “fastidiosi” vincoli del diritto…

Dirlo con un lenzuolo: no al genocidio!

Un lenzuolo spunta da un cancello, da un condominio, da una finestra. Sono molti anche i Comuni, da nord a sud, che sabato hanno appeso il lenzuolo. Una chiesa ha messo un lungo telo bianco davanti al portone: «Come si fa a piangere 50mila morti?». L’appello di Tomaso Montanari e Paola Caridi “Un sudario per Gaza” ha risvegliato le coscienze. È solo un segnale, ma non certo di resa al prevalere del disumano.

Un sudario per Gaza

I sudari contengono, accolgono, proteggono, abbracciano i corpi dei palestinesi uccisi in questo anno e mezzo di follia militare e politica, israeliana e internazionale. Questo accade a Gaza. Esportiamolo nel nostro Paese, esponendo lenzuoli o teli bianchi su finestre, balconi, piazze, profili social, ovunque. Perché i nostri governanti li vedano: e ne sentano tutto il peso, sulle loro coscienze.

9 maggio. L’Europa contro il genocidio

Il 9 maggio è la Giornata dell’Europa: ma è anche l’ultimo giorno di Gaza. Perché il tempo sta finendo, per questa terra nostra. Senza il mondo Gaza muore. E senza Gaza siamo noi a morire. Noi, italiani, europei, umani. Per rompere il silenzio colpevole useremo la rete, che è il solo mezzo attraverso cui possiamo vedere e ascoltare Gaza. Inondiamo il web di post. Condividiamo gli hashtag #ultimogiornodigaza #gazalastday.