Gaza: il punto in cui siamo

Per il ministro degli esteri Tajani il diritto internazionale vale “fino a un certo punto”. E poi? A che punto siamo ora? Siamo al punto in cui i criminali sequestrano gli onesti, la forza è l’unica legge, la proposta di un protettorato coloniale viene definita “piano di pace”, la maschera della civiltà cade e si mostra il volto mostruoso dell’Occidente. E la presidente del Consiglio prova a impedire le mobilitazioni e lo sciopero generale.

Gaza. Non un piano di pace ma un furto di sovranità e di territorio

Tutti i leader occidentali, e anche il pontefice Leone XIV, sostengono il “piano di pace” per Gaza predisposto dal presidente Trump. Incredibilmente, ché quel piano è, in realtà, uno dei più grandi oltraggi al principio di autodeterminazione dei popoli. In esso, infatti, la sovranità del popolo palestinese non è un diritto ma un premio che potrà essere concesso solo se verranno rispettate le volontà di Washington.

Un insulto alle vite dei palestinesi

L’interrogativo è se quello di Trump è un piano di pace o per proseguire la guerra. Il dubbio ci assale per una frase inquietante pronunciata dal presidente americano in sintonia con Benjamin Netanyahu: se Hamas rifiuterà il piano, Israele avrà «il sostegno totale degli Stati Uniti» per proseguire la sua guerra. Non solo, ma il piano è un insulto a ogni principio del diritto internazionale e affossa ogni embrione di Stato palestinese.

Palestina, dove si uccide anche la cultura

A Gaza e nei territori occupati della Cisgiordania è in atto anche un attacco sistematico a ogni manifestazione della cultura palestinese. Negli ultimi due anni sono stati distrutti o gravemente danneggiati 226 siti archeologici su 316. L’intenzionalità dell’operazione è palese e rivela l’intento di distruggere e sradicare, con la popolazione palestinese, la sua identità collettiva e la sua memoria storica.

Che cosa unisce la moltitudine che si mobilita per Gaza?

Che cos’ha in comune la marea di persone che ha invaso le piazze per gridare la propria solidarietà con Gaza? Ha in comune una lunga tradizione di illusioni e di speranze e una voglia insopprimibile di pace e di una vita decente. Se un giorno questo non-popolo riuscirà a darsi un nome e un aspetto, farà muovere il mondo e lo si sentirà da lontano.