Stati Uniti. Parola d’ordine: privatizzare e licenziare

La parola d’ordine del presidente Trump è univoca: privatizzare e licenziare. Il mondo del lavoro – quello pubblico in particolare – sta assistendo a intimidazioni, inviti alle dimissioni, licenziamenti che abbattono definitivamente il già misero Stato sociale statunitense. A fronte di ciò cominciano, nel Paese, le iniziative di protesta e alcuni settori della magistratura dichiarano illegittimi dei provvedimenti presidenziali.

Sorvegliare e punire i poveri e i ribelli

Il disegno di legge sicurezza al vaglio del Senato ha un chiaro stampo reazionario. Le sue previsioni (che spaziano dalle occupazioni di case alle manifestazioni, dal carcere ai poteri delle polizie), pur se all’apparenza eterogenee, perseguono un obiettivo comune: realizzare uno Stato autoritario sostituendo il welfare con la repressione, dilatando il carcere, eliminando il dissenso, aumentando i poteri delle polizie.

Chi dissente è criminale. Il caso Tav in Val di Susa

È in atto, nel Paese, una deriva autoritaria che, da un lato, aggredisce l’assetto istituzionale e, dall’altro, tenta di fare terra bruciata intorno a chi si oppone e dissente. La deriva si è fatta più pesante con il Governo della destra ma le sue radici sono risalenti. La criminalizzazione del movimento no Tav in Val Susa ne è il prototipo. Sarebbe tempo di aprire gli occhi…

Dall’hard al soft: strategia della tensione 2.0

Le proteste contro la guerra fanno tremare le classi dirigenti dell’Occidente. Da qui una versione aggiornata della strategia della tensione: i media producono e diffondono, a partire alle manifestazioni pro-Palestina, un senso di panico, dipingendo i dimostranti, seppur senza fondamento, come intolleranti, violenti, potenziali terroristi. E la criminalizzazione del dissenso favorisce l’irrigidimento autoritario del sistema.

Elogio del conflitto e del dissenso

Le ricorrenti cariche di polizia tese a impedire manifestazioni di studenti (e non solo) ripropongono il tema della liceità e della legittimità del dissenso in uno Stato democratico. La risposta, nel pensiero moderno è univoca: una libera democrazia è tale se fa vivere il dissenso mentre la pretesa di unanimismo è la cifra delle dittature, delle autocrazie e delle cosiddette “democrazie illiberali”.

Un nuovo nemico da delegittimare e criminalizzare: le università

Se studentesse e studenti contestano e prendono parola per denunciare il patriarcato, manifestare contro il genocidio a Gaza e le politiche coloniali di Israele o contro il capitalismo fossile sono subito bollati come “intolleranti”, “violenti”, “antisemiti”. Dimenticando che la costruzione di un pensiero critico, fatto di dubbi, di ragionamenti, di ricerca è il primo compito dell’Università.

Le manganellate di Pisa non sono un “incidente”

Le manganellate di Pisa e Firenze, non diverse da quelle che più volte hanno colpito a Torino o in Valle di Susa, non sono un semplice “incidente” e meritano un’analisi sul lungo periodo. Esse chiamano in causa non solo agli agenti che ne sono stati autori ma anche gli apparati di polizia che hanno sfuggito un rinnovamento democratico e le forze politiche che, per ragioni di consenso, omettono di denunciarlo.