Gianluca Vitale è avvocato in Torino e co presidente del Legal Team Italia.
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L’affaire Almasri non è solo un “infortunio” rivelatore del favoreggiamento, da parte dell’Italia, di un personaggio impresentabile. È anche la spia della modifica della forma di Stato perseguita dalla destra, nella quale il Governo è il solo responsabile dell’interesse nazionale, svincolato, per questo, da ogni regola e sottratto al controllo del Parlamento e della magistratura. In attesa dell’introduzione del premierato…
Il disegno di legge sicurezza al vaglio del Senato ha un chiaro stampo reazionario. Le sue previsioni (che spaziano dalle occupazioni di case alle manifestazioni, dal carcere ai poteri delle polizie), pur se all’apparenza eterogenee, perseguono un obiettivo comune: realizzare uno Stato autoritario sostituendo il welfare con la repressione, dilatando il carcere, eliminando il dissenso, aumentando i poteri delle polizie.
In carcere e nei centri di detenzione crescono a dismisura i suicidi e le morti determinate da condizioni di vita intollerabili. Le storie di alcuni di quei morti sono illuminanti. Non bastano parole di circostanza e palliativi. Solo ripensando dalle fondamenta il sistema repressivo, la pena e la disciplina dell’immigrazione si potrà curare la malattia, e non solo nasconderne i sintomi.
Sempre più frequenti e vivaci si fanno le azioni di gruppi di ecologisti (tra gli altri Extinction Rebellion e Ultima Generazione) finalizzate a risvegliare un’opinione pubblica anestetizzata, a convincere i decisori che non c’è più tempo, a costringerli a cambiare rotta. A fronte di ciò lo Stato, anziché cogliere le istanze, mette in atto una repressione dura, fino a qualificare i movimenti come associazioni per delinquere.
Dopo oltre 15 giorni dal suicidio di Moussa Balde nel CPR di Torino la ministra dell’interno ha fornito alla Camera la sua ricostruzione dei fatti. Una ricostruzione da cui emerge – come mostra in una lettera aperta il difensore di Moussa – che quella morte è frutto di omissioni e inadempienze che avrebbero dovuto essere evitate.
La Corte d’appello di Torino ridimensiona le responsabilità dei No TAV negli scontri dell’estate 2011 alla Maddalena. Il Procuratore generale insiste e afferma che le Forze dell’ordine furono sempre «assolutamente prudenti, forse persino troppo». Ma le immagini dicono il contrario.
Le sbarre che dal 30 dicembre circondano il corpo di Nicoletta impongono di interrogarsi sul modo in cui lo Stato e le sue istituzioni, in Val Susa e nel resto del Paese, rispondono al conflitto sociale, puntando essenzialmente su una repressione penale spropositata e indifferenziata.