Il referendum sulla cittadinanza non è stato un errore

Il referendum sulla cittadinanza non ha raggiunto il quorum e il Sì i è fermato al 65% dei votanti, mostrando opposizione o diffidenza anche nell’elettorato di centrosinistra. Non è una sorpresa date le difficoltà economiche del paese e l’inesistenza di un dibattito pubblico accettabile. In questo quadro il referendum ha avuto il pregio di porre una questione che non può essere ignorata.

Al voto! Per il lavoro e la cittadinanza; contro La Russa e la deriva autoritaria

Domenica e lunedì si vota per i referendum. Raggiungere il quorum è difficile ma non impossibile. In ogni caso, una valanga di voti aprirebbe dei varchi nelle politiche del lavoro e dell’immigrazione, darebbe una spallata imponente al Governo e indicherebbe all’opposizione la strada della radicalità e della riapertura del conflitto politico e sociale.

Referendum sulla cittadinanza: perché sì

La cittadinanza non è una “concessione”, un privilegio, un premio ma un diritto da riconoscere a chi partecipa alla vita di una comunità. Così non è, oggi, in Italia, come dimostrano le storie quotidiane di migranti di ogni età. Il successo del referendum che abbassa il tempo minimo di residenza richiesto per l’acquisizione della cittadinanza sarebbe un primo importante passo in questa direzione.

Referendum: trasformare ogni intervista in un invito al voto

I prossimi referendum sono un’occasione irripetibile per ridare fiducia alla democrazia. E’ la ragione per cui la destra, finanche con il presidente del Senato, invita all’astensione e le televisioni di Stato tacciono. Per questo la risposta degli esponenti delle opposizioni, in ogni intervista, dovrebbe essere invariabilmente: «L’8 e il 9 giugno andate a votare nei referendum!».

Fra un mese si vota: un Sì per vivere da cittadini e lavorare con dignità

Negli ultimi anni l’incertezza e la precarietà si sono aggravate. Acquisire la cittadinanza è diventato più difficile per chi è di origine straniera. Le tutele del lavoro sono diminuite, con effetti negativi su occupazione, salari, disparità tra uomini e donne, sicurezza. L’8 e 9 giugno, votando sì nei referendum, si possono cancellare alcune di queste misure.

Il silenzio sui referendum: un attacco alla democrazia

C’è la rimozione della destra, da sempre subalterna ai poteri forti e ai loro privilegi. E c’è l’ipocrisia di partiti e intellettuali “progressisti” che continuano a subordinare i diritti alle esigenze del mercato. Il risultato è un silenzio tombale sui referendum dell’8 e 9 giugno. Ciò rende doppiamente importante il raggiungimento del quorum: per ripristinare alcuni dei diritti violati e per dare un segnale politico in controtendenza.

Referendum, per un nuovo senso comune

I referendum sul lavoro e sulla cittadinanza sono una sfida anche per rilanciare una democrazia sempre più incapace di rispondere ai bisogni di larghe fasce della popolazione. Tenendo insieme i temi cruciali del lavoro e delle migrazioni essi possono contribuire a creare una nuova cultura di inclusione e di promozione dei diritti. Per questo il Governo li teme. Per questo dobbiamo garantirne il successo.