5 referendum per la salute della democrazia

Il voto per i referendum su lavoro e cittadinanza si avvicina. Non sarà facile raggiungere il quorum della metà più uno degli aventi diritto. Ma è necessario. Si tratta, infatti, non di semplici referendum di settore ma di una iniziativa politica – l’unica, forse, di questi tempi – in grado di dare una spallata al progetto sempre più avanzato di sovvertire la democrazia e il sistema dei diritti voluti dalla Costituzione.

Una firma per l’inclusione e la cittadinanza: subito!

Una legislazione dettata da paura ed egoismo nazionalistico impedisce a centinaia di migliaia di persone di avere lo status di cittadini, pur coerente con la loro realtà di vita. Di fronte a leggi ingiuste e all’inerzia della politica sta ai cittadini ribellarsi e promuovere il cambiamento. Chi ha a cuore l’inclusione e l’universalità dei diritti firmi la richiesta di referendum per estendere la cittadinanza. Entro il 30 settembre!

Riforma della cittadinanza o tormentone estivo?

Come prevedibile, il dibattito estivo sulla riforma della cittadinanza, anche nella versione ridotta dello “ius scholae”, non ha prodotto risultati. È il frutto della difficoltà del nostro Paese – a differenza di quanto accade in Francia, in Gran Bretagna, in Germania e in altri paesi europei – a fare i conti con la natura strutturale della presenza immigrata e con i mutamenti sociali e culturali indotti dalle dinamiche migratorie.

La lezione dell’atletica: italiano è chi vuole esserlo

C’è un messaggio contrario a quello, orribile, del mezzo milione di voti presi dal generale Vannacci. Viene dagli europei di atletica leggera di Roma dove oltre la metà delle molte medaglie conquistate dagli atleti italiani è di “non autoctoni” (nati altrove o da genitori provenienti da altri continenti). L’atletica manda un segnale chiaro alla politica: italiano è chi vuole esserlo.

I migranti: sempre cittadini di serie B

Se il cittadino per nascita commette un reato ciò non incide, di regola, sul suo status. Ma se il reato ha matrice terroristica e a commetterlo è un cittadino originariamente straniero la cittadinanza gli viene revocata. Il periodo per farlo viene portato, con il disegno di legge-sicurezza, a 10 anni dalla condanna definitiva. Con ulteriore violazione del principio di uguaglianza e del carattere universale della cittadinanza.

Liberi di scegliere se restare o migrare

Il 1° gennaio 2023 erano residenti, in Italia, 5.050.257 cittadini stranieri. Il Rapporto Immigrazione realizzato da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, giunto alla XXXII edizione, fotografa la situazione e le sue variazioni su diversi versanti (natalità, lavoro, scuola, status sociale) e conclude che, per superare l’approccio al fenomeno in termini emergenziali, è necessario, anzitutto, cambiarne la narrazione.

Per il lavoro che cambia, cambiare lo Stato

C’è un nesso insolubile tra democrazia e lavoro. Ma negli ultimi decenni il lavoro è cambiato, nella pratica e nella funzione economica e sociale. Dunque, la gestione democratica dello Stato deve tenerne conto, adattando le istituzioni, le forme organizzative e le leggi. Il cittadino, unità fondamentale e indivisibile dello Stato, deve essere protagonista di questa rivoluzione culturale.