L’autonomia differenziata: ultima spiaggia per Meloni

Dopo il parere della Conferenza Stato-Regioni sulle preintese tra Governo e regioni del Nord, l’iter dell’autonomia differenziata prosegue dinanzi al Parlamento. Forse, dopo la bocciatura referendaria della riforma della magistratura e dopo il tramonto del premierato, questo strappo della coesione nazionale incontrerà degli ostacoli. Ma i colpi di mano sono sempre possibili. Per questo occorre vigilare.

Te la do io l’unità della Repubblica!

Gestione del sistema tariffario, programmazione, governance, fondi integrativi: queste le funzioni fondamentali in materia di sanità da devolvere alle regioni Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria secondo le pre-intese siglate con il ministro Calderoli. I profili di incostituzionalità sono evidenti e, con essi, la compromissione dell’unità e dell’indivisibilità della Repubblica.

Sanità pubblica: “Non possiamo restare in silenzio”

Rilanciare il Servizio sanitario nazionale e disinnescare i danni conseguenti alla proposta di autonomia differenziata. Sono gli obiettivi di un documento predisposto da 130 associazioni con il significativo titolo “Non possiamo restare in silenzio. La società civile in difesa della sanità pubblica”, contenente 10 punti fondamentali, seppur non esaustivi, per invertire la situazione attuale.

L’autonomia differenziata e il referendum negato

Il referendum abrogativo della legge sull’autonomia differenziata non si farà. La Corte costituzionale lo ha dichiarato inammissibile ritenendo il quesito non chiaro e rivolto alla norma costituzionale di riferimento più che alla legge. Motivazioni infondate per una sentenza incomprensibile, che lascia, peraltro, impregiudicata la questione dell’autonomia, rimessa al Parlamento anziché al voto popolare.

L’autonomia differenziata: colpita e affondata

L’autonomia regionale differenziata voluta dalla destra è sparita dall’orizzonte, distrutta dalla Corte costituzionale. A Costituzione invariata i suoi punti cardine non potranno essere riproposti. Resta da vedere – e lo deciderà la Cassazione – se si dovrà procedere a referendum per le disposizioni residue ma, in ogni caso, la “secessione delle regioni ricche” è, allo stato, scongiurata.

L’autonomia differenziata, Calderoli e Maradona

La Corte costituzionale ha “affondato” l’autonomia differenziata targata Calderoli facendo piazza pulita della bizzarra impostazione secondo cui “regionale è sempre meglio che statale” e dichiarando incostituzionali le disposizioni espressione di quell’idea. A questo punto la palla torna al Parlamento e (forse) al referendum, non necessariamente travolto per le disposizioni non cancellate dalla sentenza della Corte.

Disfare l’Italia

Con “Disfare l’Italia” di Pietro Spirito la biblioteca sull’autonomia differenziata si arricchisce di una sorta di guida sui danni di questa riforma: per le aree interne, il Sud, le imprese, l’ambiente, il territorio, il Parlamento, la Costituzione, i bambini, i giovani e gli anziani, i malati e via elencando. Con una conclusione: quel sistema toglie ai poveri per dare ai ricchi e i suoi anelli sacrificali saranno il Sud e i territori deboli del Nord.

Se 700mila firme vi sembran poche

In sole tre settimane sono state raccolte più di 750mila firme a sostegno del referendum abrogativo della legge sull’autonomia differenziata. È un risultato che va al di là delle più rosee previsioni. Ma non basta. Le firme vanno raddoppiate: per aumentare il consenso, per lanciare la campagna referendaria che inizierà nei primi mesi del 2025, per incrinare il fronte della destra, per dare una spallata al Governo.