Una firma contro l’autonomia differenziata

La raccolta delle firme per indire il referendum abrogativo della autonomia differenziata è in corso da pochi giorni con un successo impensabile. Sono state già raccolte almeno 300mila forma (di cui oltre 200mila online). È la prova del rifiuto corale di questa riforma e della crescente insofferenza nei confronti di questa maggioranza. Una ragione di più per proseguire nell’impegno e travolgere di firme il Governo.

La legge sull’autonomia differenziata e le ambiguità delle regioni

Per il referendum contro la legge sull’autonomia differenziata si stanno muovendo anche cinque Regioni. Con due quesiti: uno per l’abrogazione totale e uno per l’abrogazione solo parziale. Il secondo quesito è del tutto inopportuno. Sul piano tecnico, ma anche su quello politico perché non si tratta di limitare i danni. La cancellazione della legge Calderoli è una questione di democrazia che va posta nella sua radicalità.

Autonomia differenziata: si va al referendum!

Il quesito per il referendum abrogativo della legge sull’autonomia differenziata è pronto e la raccolta delle 500mila firme necessarie in suo sostegno sta per iniziare. Per votare nella prossima primavera occorre, infatti, depositarle entro il 30 settembre. Poi bisognerà raggiungere il quorum e avere più del 50% dei voti espressi. Ma la raccolta di un imponente numero di firme è il primo passo per raggiungere il risultato.

L’Italia spezzata

Come è potuto accadere lo stravolgimento della Costituzione e del suo assetto territoriale perseguito con l’autonomia differenziata? A ripercorrerlo è un libro di Francesco Pallante, che risale alle origini: alla sciagurata riforma del Titolo V della Carta, approvata dal Centro sinistra nel 2001, e al conseguente progressivo degrado dell’autonomia da veicolo di emancipazione a fattore di separazione e di esclusione.

Si apre una stagione referendaria: non c’è posto per “pontieri”

I referendum non piacciono alla destra (e non ad essa soltanto). Mentre c’è chi si affanna a sostenere l’inammissibilità di una consultazione popolare sull’autonomia differenziata, altri mettono le mani avanti per aggiungere voti a quelli già pacifici per il premierato, in modo da evitare il referendum “confermativo”. Ma i “pontieri” intorbidano solo le acque. Sul premierato non c’è mediazione possibile.