Friuli Venezia Giulia. Terzo mandato: Fedriga non si arrende

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Una recente sentenza della Corte Costituzionale ha stabilito che il divieto del terzo mandato consecutivo vale anche per il presidente della provincia autonoma di Trento e, di conseguenza, per tutti i presidenti delle Regioni autonome (https://www.cortecostituzionale.it/uploads/release/690c7bdf78be0.pdf). In attesa delle motivazioni della sentenza, le reazioni non si sono fatte attendere, soprattutto nel lontano Nord Est.

Infatti il presidente della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, il leghista Massimiliano Fedriga, che nel 2028 concluderà il suo secondo mandato, non si dà per vinto e confida che ci sarebbe ancora lo spazio per raggiungere l’obiettivo del terzo. Infatti, a suo parere, la Corte «non dice no al terzo mandato ma dice che bisogna farlo attraverso una norma nazionale». Nella sua visione «i margini per un accordo politico ci sono e credo che dopo le tornate elettorali in Campania e Veneto si possa fare un ragionamento». E aggiunge: «Dobbiamo far scegliere ai cittadini o la norma deve limitare la scelta dei cittadini? È alquanto singolare che i presidenti delle Regioni, eletti direttamente dal popolo abbiano limiti, mentre coloro che non sono eletti dal popolo non ne hanno. È un’interpretazione particolare di un diritto democratico qual è il voto» (https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2025/11/06/fedriga-confermato-che-per-terzo-mandato-serve-accordo-politico_c1dcca0e-cda7-4276-b099-cb6ef7db4ed3.html).

Fedriga afferma quindi che il voto dei cittadini esaurisce la definizione di democrazia. Ma la democrazia compiuta non si poggia solo sul voto popolare, più o meno plebiscitario. Infatti gli attuali presidenti delle regioni (eletti direttamente, ma con un premio di maggioranza che in realtà nega la reale rappresentanza ai cittadini) costituiscono un potere sempre più monocratico, con una maggioranza consiliare blindata e senza reali contrappesi (basti pensare invece ai diversi organi di controllo che a livello nazionale bilanciano le decisioni del capo del governo). Il potere e la libertà d’azione sono tali che non a caso vengono impropriamente definiti “governatori”, con i consigli regionali spesso ridotti a meri ratificatori delle loro decisioni. C’è il rischio concreto di una pericolosa personalizzazione della politica.

In questo senso, con una precedente sentenza (n. 60/2023) la Corte Costituzionale ha affermato che il limite di mandato fa da “ponderato contraltare” all’elezione diretta dell’esecutivo e, inoltre, garantisce «ulteriori fondamentali diritti e principi costituzionali: l’effettiva par condicio tra i candidati, la libertà di voto dei singoli elettori e la genuinità complessiva della competizione elettorale, il fisiologico ricambio della rappresentanza politica e, in definitiva, la stessa democraticità degli enti locali» (https://www.cortecostituzionale.it/scheda-pronuncia/2023/60). Governare per 15 anni anziché 10 è notevolmente diverso e ancor più, paradossalmente, nel caso di buona amministrazione che possa consentire di raggiungere una personale popolarità e il sostegno dei media. In questo caso la rielezione appare sì scontata, ma troppo scontata per una democrazia. Ancora la Corte (citando pregresse sentenze della Cassazione): «Il limite [di mandato ndr] ha lo scopo di tutelare il diritto di voto dei cittadini, che viene in questo modo garantito nella sua libertà, e l’imparzialità dell’amministrazione, impedendo la permanenza per periodi troppo lunghi nell’esercizio del potere di gestione degli enti locali, che possono dar luogo ad anomale espressioni di clientelismo […] e serve a favorire il ricambio ai vertici dell’amministrazione locale ed evitare la soggettivizzazione dell’uso del potere dell’amministratore locale […] o, ancora, a evitare fenomeni di sclerotizzazione della situazione politico amministrativa locale» (idem). Insomma, il presidente della regione (e non il “governatore”) non può in nessun modo essere paragonato a un pur virtuoso manager aziendale meritevole di un incarico a tempo indefinito.

Ma all’eventuale terzo mandato si aggiungerebbero altri fattori negativi. Il più importante è l’attuale modello di legge elettorale, che pur nelle diverse versioni regionali, propone quasi ovunque l’elezione diretta del presidente (in alcuni casi senza ballottaggio) con premio di maggioranza, che blinda il vincitore a capo della regione per cinque anni. Come scrive Valentina Pazè, ci stiamo evidentemente abituando a ridurre la democrazia all’elezione di una carica monocratica: in un sistema come quello regionale, retto dal principio simul stabunt simul cadent, in cui il Presidente non può essere sfiduciato dall’assemblea senza che quest’ultima faccia a sua volta harakiri, il ruolo del consiglio passa decisamente in secondo piano, al limite del decorativo (https://vll.staging.19.coop/controcanto/2024/03/18/le-elezioni-regionali-il-crollo-della-rappresentanza-e-della-partecipazione/).

Non dimentichiamo infine il ruolo nefasto dell’autonomia differenziata. Con l’attuazione dell’autonomia differenziata secondo Calderoli, i presidenti delle regioni (i monocratici “governatori”) assumerebbero un potere di interlocuzione sempre più forte con l’esecutivo, mentre il parlamento verrebbe relegato ad un compito di mera ratifica delle decisioni apicali. La conferenza Stato-Regioni rischierebbe così di sostituire progressivamente il ruolo delle Camere e delle commissioni parlamentari. Come ricorda Marina Boscaino, all’orizzonte si profilano ormai venti “signorie” più o meno potenti, con servizi – ma anche diritti universali e garanzie – diseguali: cittadini e cittadine di serie A, B e persino Z (https://vll.staging.19.coop/politica/2022/11/28/autonomia-differenziata-unita-della-repubblica-e-uguaglianza-dei-diritti/). Se il terzo mandato venisse aggiunto all’elezione diretta con premio di maggioranza e alle ulteriori competenze attribuite alle regioni dall’autonomia differenziata, si rischierebbe di conferire definitivamente a un uomo solo al comando una pericolosa e incontrastata libertà decisionale. E questa non è democrazia.

Gli autori

Geni Sardo

Geni Sardo è componente del direttivo nazionale del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale e del Comitato Difesa Costituzione di Trieste.

Tommaso Russo

Tommaso Russo è componente del Comitato Difesa Costituzione di Trieste

Pierpaolo Brovedani

Pierpaolo Brovedani, pediatra, già responsabile FP CGIL Medici e Dirigenti Sanitari di Trieste, è attualmente presidente della Sezione CGIL dell'ANPI di Trieste .

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